Ancora un weekend per visitare l’installazione dei Masbedo all’Archivio di Stato di Palermo

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La meraviglia dell’Archivio di Stato di Palermo sarà nuovamente fruibile per il prossimo weekend. Dopo lo straordinario successo di pubblico e stampa internazionale, I Masbedo, gli autori di uno degli interventi più apprezzati di Manifesta 12, continueranno a stupire i visitatori, sabato 30 giugno e domenica 1 luglio, dalle ore 10 alle ore 20.

La coppia di artisti milanesi, ha saputo sfidare, in maniera sostanziale, gli spazi mettendo una loro opera in un luogo carico di pregnanza visiva e ambientale come può essere un archivio pieno di documenti di secoli di storia. Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni, hanno vinto la sfida alla grande con una delle opere più stimate e di alto riconoscimento a Manifesta 12, “Protocol no. 90/6”, la video installazione site-specific concepita per la Sala delle Capriate all’interno dell’Archivio di Stato di Palermo.

Una sorta di sacrario della memoria pubblica siciliana che conserva documenti, faldoni, editti dal ‘600 ad oggi, che raccontano e denunciano la storia del nostro Paese. Uno spazio venerabile, orchestrato magistralmente dagli artisti come la navata di una chiesa, culminante in quella che assomiglia a una vera e propria pala d’altare. Uno schermo digitale collocato in alto, ritrae una marionetta di legno vestita da operaio, realizzata e animata da Mimmo Cuticchio, dietro a un sipario sospeso fatto di cavi e luci led”, al centro della Sala delle Capriate dell’Archivio di Stato.

L’installazione, intitolata “ Protocol no. 90/6” allestita in questo palazzo storico ormai abbandonato, si ispira alle vicissitudini del regista Vittorio De Seta. Più volte, nel corso della sua carriera professionale, De Seta subì il controllo delle Autorità. Così vicino al mondo dei lavoratori più umili, pescatori, contadini e minatori, il regista era sospettato di nascondere una strisciante appartenenza alle società sovversive “comuniste”. Durante il periodo di sopralluoghi all’Archivio di Stato di Palermo, gli artisti hanno scoperto l’esistenza di un faldone molto particolare: datato 1956, contiene numerose pratiche e denunce imputate ad artisti, registi, scrittori e giornalisti. Il documento fu redatto dai carabinieri di Petralia Sottana, un paesino nel Parco delle Madonie.

Questa carta è divenuta per i MASBEDO il simbolo della loro videoinstallazione, per questo hanno deciso di esporla all’ingresso della Sala delle Capriate, luogo di assoluto mistero e silenzio deputato alla conservazione di migliaia e migliaia di documenti non catalogati che il tempo ha trasformato in materia stratificata, polvere e fossili di carta.

E per Manifesta il duo ha proposto anche“Videomobile 2018”, trasformando un vecchio furgone merci OM degli anni ’70 in un “carro video” per percorrere i luoghi del cinema del passato, per raccontare la società siciliana e la storia del territorio di Palermo, prodotta da Beatrice Bulgari per In Between Art Film e visibile nel cortile di Palazzo Costantino, ai Quattro Canti. Una installazione video modulabile e accessibile, con telecamere, monitor, schermi, luci, impianto audio in grado di permettere la realizzazione di riprese e di proiezioni video.

Una sorta di studio mobile che funziona da laboratorio e da palco per performance, alcune delle quali saranno realizzate durante la Biennale. Videomobile è stato e continua a essere un progetto in progress, una sorta di tour performativo, un viaggio nel mondo delle immagini di Vittorio De Seta, Gianfranco Mingozzi, Michelangelo Antonioni, Ugo Gregoretti, Mario Baffico, Francesco Rosi, Pier Paolo Pasolini, Letizia Battaglia, Mimmo Cuticchio e molti altri tra registi, autori e artisti che hanno saputo creare altri mondi nella città di Palermo.

I Masbedo sono una coppia di artisti composta da Nicolò Massazza (1973) e Iacopo Bedogni (1970).Vivono a Milano e lavorano insieme dal 1999, con un focus particolare sulla video arte e le installazioni. La loro pratica si esprime attraverso il linguaggio del video e in forme differenti, con performance, pièce teatrali, installazioni, fotografia e recentemente cinema. Il loro linguaggio è tra i più innovativi nel campo dell’arte contemporanea, grazie alla loro capacità unica di riunire diverse forme d’arte e una molteplicità di forme espressive in un’unica voce. La loro ricerca artistica si è spesso concentrata sul tema dell’incomunicabilità, mettendo in evidenza, attraverso lavori dal taglio molto intimo o, al contrario, dal forte sentimento antropologico, sociale e politico, i paradossi insiti nella nostra società globalizzata e iper-connessa. Il pubblico è sempre al centro del loro interesse, coinvolto e ingaggiato con immagini, installazioni immersive o video performance, con un approccio di perfetta sintesi tra teatro, performance, architettura e video.

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