La Traviata in stile Belle Époque e all’essenza di rosa griffata Ungaro

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Una Traviata in versione Belle Époque. Sontuosità scenica, atmosfera frivola dei salotti parigini in un liberty d’inizio Novecento e  il ‘profumo in scena’ ieri sera alla prima della Traviata al teatro Massimo di Palermo. “Con la Traviata ci inebriamo oltre che del profumo e della musica, anche della bellezza scenografica che in questa edizione ci riporta alla Palermo liberty ricostruendone i pezzi, che poi porteremo in tournée in Giappone dal 14 al 24 giugno.  Dunque una promozione di Palermo all’estero molto significativa”. Così il sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo, Francesco Giambrone, a Siciliainformazioni al debutto per la nuova produzione della Traviata al Teatro Massimo. Dal libretto di Maria Piave e le musiche di Giuseppe Verdi, il melodramma in tre atti, da La dame aux Camelias  di Alexandre Dumas figlio, si arricchisce, con la versione palermitana, dell’allestimento sfarzoso di Francesco Zito e Antonella Conte. Una scenografia ispirata allo stile floreale della Palermo d’inizio novecento che vede in esclusiva il coinvolgimento dello stilista Ungaro, del parfumeur Alberto Morillas, con il profumo ‘Violetta Valéry’, di varietà aromatiche che cambiano in ogni atto: odore di muschio e agrumi nella scena del giardino del primo atto, tonalità sensuali nella scena del ballo del secondo atto per poi culminare nella fragranza di rosa del deserto nella scena finale della morte di Violetta del terzo Atto. Un’opera singolare, dell’amore proibito e dell’elaborazione olezzante, all’insegna della critica alla morale borghese diretta  magistralmente dal regista argentino Mario Pontiggia, che ha mitizzato l’opera di Verdi attraverso un’attenta analisi e spirito critico ai pregiudizi e al perbenismo borghese contro una  società convenzionale. “Un atto d’accusa- ci spiega Il regista -e di biasimo alla morale borghese, per dare spazio ai sentimenti che qui assumono un enfasi maggiore grazie all’associazione della musica e alla percezione olfattiva nello scenario teatrale. La musica entra e smuove i sentimenti e al contempo fa liberare anche l’aroma euforizzante”. Un’associazione incredibile tra musica e profumo, una trasformazione dell’essenza , un’evocazione che si avverte solo nei momenti in cui Violetta parla dell’amore, e riesce ad ammaliare la calorosa platea. Un doveroso omaggio agli elementi più rappresentativi dello stile liberty di Palermo, dai disegni di Ernesto Basile, la scalinata del Villino Florio, la casa di campagna che riproduce fedelmente la serra e il caminetto di villa Malfitano, alla scena del ballo il boccascena  decorato da un fregio Liberty tratto da una carta da lettere dell’impresa Ducrot, rendono la scena estremamente pomposa e partecipante alla grande epoca di Palermo dell’Art Nouveau. Uno scenario lussuoso quello del primo atto che celebra l’amore vero e proibito tra il giovane, Alfredo e la cortigiana, Violetta che con Alfredo ha ritrovato il desiderio di un grande amore ,’Ah forse è lui che l’anima’. Un riuscito intreccio tra tenore soprano e coro dove la musica assolve anche una funzione metadrammatica, sul piano melodico-armonico, ‘Libiamo ne’ lieti calici’, il celebre “refrain” del Brindisi, tanto amato e canticchiato dal pubblico in sala. Un amore puro e indebito che riaffiora ‘Pura siccome un angelo’, e inneggia inesorabilmente nel secondo atto, ‘di quell’amor ch’é palpito, un tema-reminiscenza, segnale carsico del profondo legame tra i due amanti, ‘ Misterioso, Croce e Delizia’. Il freddo scenario nel terzo atto e l’assenza di colore risaltano l’antitesi dello spettacolo vistoso di costumi,  colori e suoni che gli vortica intorno e  con il passare dei minuti, svanisce rendendo tutta la scena astratta e complice di un destino che si conclude in tragedia. Amore e morte, i cardini del dramma attorno a cui s’aggira l’ispirazione dell’opera verdiana qui si riesce mirabilmente a idealizzare. Un inno alla libertà, ‘Addio del passato bei sogni ridenti‘, in una Violetta, malata di tisi e ormai in punto di morte, che con Alfredo sembra ritrovare tutta la gioia di vivere, ‘O Parigi, o cara, noi lasceremo ‘, per un momento sembra che il dolore e la sofferenza siano cessati… un’ultima illusione, prima della morte. Fervido apprezzamento per l’esibizione del giovanissimo direttore d’orchestra, Giacomo Sagripanti, uno dei più interessanti della sua generazione nel panorama internazionale sul podio con l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo. Plausi per il cast d’eccezione che ha visto sulla scena il gigante della lirica, il baritono Leo Nucci, nel ruolo di Giorgio Germont, reduce dalla Traviata di Liliana Cavani alla Scala e presto in tournée in Giappone e il tenore americano, René Barbera, in Alfredo, che  magistralmente seducono e tengono inchiodata la platea per circa tre ore intense di spettacolo. Applausi a scena aperta  e acclamazioni per il fuoriclasse, il baritono, Leo Nucci, per il tenore Rene Barbera che riescono a scaldare i cuori del calorosi spettatori. E ancora esordio clamoroso  per il soprano jessica Nuccio, nel teatro della sua città, per la prima volta nei panni della protagonista Valery, e tutto il cast accolti da un pubblico visibilmente soddisfatto in un teatro colmo fino all’ultimo posto, riportando alla prima il tutto esaurito.
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