Qualcosa è cambiato, la piccola rivoluzione siciliana alle amministrative

0
15


Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

Chi sale e chi scende nella politica siciliana dopo le elezioni amministrative del 10-24 giugno? Sono stati rinnovati sindaci e consigli di due delle tre aree metropolitane, di due capoluoghi di provincia, di diversi comuni medi: è naturale perciò che i risultati abbiano prodotto modifiche significative dei rapporti di forza tra le principali forze politiche dell’isola. Sale il centrodestra ma non in tutte le sue componenti. E’ il presidente della Regione Nello Musumeci a mettere in scarsella il successo della coalizione a Catania il cui nuovo sindaco Salvo Pogliese, pur aderendo oggi a Forza Italia,   viene dalla sua stessa storia (MSI ed AN) ed ha vinto al primo turno grazie al fatto di avere presentato una coalizione compatta che comprendeva anche la Lega di Matteo Salvini. Non a caso, subito dopo la chiusura delle urne è stato approvato il disegno di legge collegato alla Finanziaria che era fermo da circa due mesi all’ARS e sembra avviata a conclusione la delicata trattativa sulla spartizione del sottogoverno.

Della maggiore serenità con cui Musumeci può guardare al futuro è sintomo anche l’accordo con la ministra pentastellata del Sud per il partnariato rafforzato nella gestione dei fondi strutturali europei. Un accordo che in realtà si pone in linea di continuità con l’operato del ministro De Vincenti, predecessore della Lezzi, ma potrebbe evocare una qualità nuova delle relazioni con Giancarlo Cancelleri nelle partite da giocare a sala d’Ercole. Il successo etneo del centrodestra non è stato bissato a Messina dove il candidato ufficiale è stato battuto da un personaggio anomalo come Cateno De Luca che affonda le sue origini nel medesimo schieramento ma si è caratterizzato, nelle sue più recenti esperienze come una realtà autonoma e non facilmente definibile sul terreno politico. La città peloritana riconferma così, dopo l’esperienza del “verde” Accorinti, la sua preferenza per sindaci anomali. Sarà interessante vedere come farà a governare De Luca che non ha alcun consigliere comunale e dovrà fare i conti con un’assemblea civica in cui sarà decisiva la presenza dei Cinquestelle e del PD. Per un singolare fenomeno causato dalle contorsioni della legge elettorale vigente negli enti locali siciliani, infatti, il PD che non è riuscito a portare al ballottaggio il suo candidato Antonio Saitta trae vantaggio dalla sconfitta di Dino Bramanti e porta a palazzo di città ben nove consiglieri.

Salgono le quotazioni dei sindaci di Trapani e Siracusa, entrambi dirigenti del Partito democratico, che però hanno vinto proponendo larghe coalizioni all’insegna del civismo che, inventato dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando, sembra diventato la sola formula capace di contenere la progressiva ed apparentemente inarrestabile caduta elettorale del centrosinistra. C’è tuttavia una differenza tra la città aretusea e il capoluogo occidentale: se l’operazione di Tranchida è stata appoggiata – seppur con qualche mal di pancia -dall’intero partito democratico, a Siracusa il primo turno ha svolto la funzione di una sorta di primaria tra il candidato ufficiale del PD Fabio Moschella e Francesco Italia, vice dell’ex sindaco Giancarlo Garozzo, che si era posto in alternativa al candidato ufficiale della federazione. Un successo dovuto alla capacità del candidato di concludere apparentamente sia con Moschella che con Fabio Granata ecologista ed eretico di destra, ma ancor più significativo dopo la tempesta che ha condotto a provvedimenti dell’autorità giudiziaria nei confronti di avvocati e magistrati ed al trasferimento “volontario”del procuratore della Repubblica di quella città.

Scende Gianfranco Micciché, non più socio di maggioranza del centrodestra, che si trova visibilmente stretto tra le difficoltà politiche di Silvio Berlusconi e il “patto del tonno” concluso a Pozzallo tra il ministro dell’Interno ed il presidente della Regione siciliana. Declina la fortuna dei Cinquestelle, che tuttavia   utilizzano i vantaggi che derivano loro dalla sintonia con il governo Conte per mascherare risultati elettorali negativi. Il M5S ha perso Ragusa, unico capoluogo di provincia siciliano in cui aveva governato, viene drasticamente ridimensionato in una città come Siracusa dove il 4 marzo avevano largamente superato il 50% dei voti, conquista Acireale sull’onda dello scandalo che aveva travolto il sindaco precedente e diventa il primo partito con il 13,50% al Consiglio comunale di Catania, città in cui alla elezioni politiche aveva raggiunto la media del 47% tra Camera dei Deputati e Senato.

Scende a precipizio il PD che è andato male dovunque ha presentato il simbolo e conferma nella nostra regione una crisi strutturale che allo stato appare insuperabile anche per l’assenza di un gruppo dirigente capace di impegnarsi in una discussione vera, approfondita e senza timidezze sulle cause dell’abbandono da parte degli elettori. Cadono soprattutto alcuni capi storici dei democratici siciliani, come Enzo Bianco a Catania, senza che appaiano all’orizzonti gruppi dirigenti in grado di prendere in mano la fiaccola della tradizione progressista.

Non è un problema solo siciliano: il PD ad ogni livello è al bivio tra una profonda e radicale trasformazione o la scomparsa; ed ogni giorno che passa la condizione dei democratici appare più drammatica per la visibile difficoltà a costruire un’opposizione forte e efficace al governo legastellato sempre più orientato a destra. Ma è il centrosinistra nel suo complesso a vivere una situazione di sfilacciamento e progressivo arretramento di cui la Sicilia rappresenta solo la punta dell’iceberg e che può determinare una svolta drammatica della situazione italiana, mettendo a rischio la democrazia come l’abbiamo fino ad ora conosciuta.

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.


LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome:

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.