Bocciati, promossi, a binario morto. La ghigliottina del Rosatellum nell’isola

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Sul sito del Partito Democratico è stato pubblicato l’elenco ufficiale delle candidature per le le elezioni politiche del prossimo 4 marzo (le proponiamo sul Box). La formazione delle liste ha messo in luce tutti i nervi scoperti di un partito  che non riesce a definire l’assetto dei rapporti tra il segretario Matteo Renzi e le varie anime che confluiscono in una formazione politica nata con l’intento di unire ma rivelatasi strada facendo il luogo dove si sta consumando un pezzo della guerra interna alla sinistra italiana  (o a ciò che ne resta)

In Sicilia sono stati esclusi dalle liste personaggi di rilievo come Rosario Crocetta e Beppe Lumia, ma anche personalità della società civile su cui sembrava che il PD puntasse per rinnovare la propria rappresentanza parlamentare come il presidente del parco dei Nebrodi Franco Antoci.

L’unico elemento in controtendenza rispetto alla scelta di concentrare tutta la rappresentanza nelle mani dell’area più vicina a Renzi, è determinato dalla recentissima adesione ai democratici di Leoluca Orlando che viene premiato con l’elezione assicurata a Fabio Giambrone, primo nella lista del collegio plurinominale di Palermo.  Nel capoluogo regionale viene presentato in posizione sicura il segretario provinciale Carmelo Miceli, ma scompaiono dalle liste deputati uscenti come Franco Ribaudo e Magda Culatta, mentre Teresa Piccione, vicina a Franceschini e Lupo, viene  spostata al secondo posto nella lista proporzionale del Senato in Sicilia Occidentale.

Il “giglio magico” è rappresentato nell’isola da Maria Elena Boschi, capolista alla Camera nei collegi occidentale di Marsala- Bagheria ed orientale di Messina-Enna. Daniela Cardinale la spunta nel collegio di Gela-Mazara- Agrigento dopo giorni di intense polemiche, ma prima Speziale, poi Panepinto  infine il giovane vicedirettore Svimez Peppe Provenzano si sono rifiutati di candidarsi al secondo posto, segno della profonda spaccatura esistente in quella realtà. A Catania aprirà la lista il premier Paolo Gentiloni, il volto più presentabile dei democratici in questa campagna elettorale, ma il secondo posto tocca alla giovane consigliera comunale Francesca  Raciti, considerata vicina al sindaco Enzo Bianco; al terzo posto è relegato il deputato uscente Giuseppe Berretta, responsabile siciliano dell’area che fa capo al ministro della Giustizia  Andrea Orlando ed ex sottosegretario.

Berretta si candida anche nel collegio uninominale di Catania. Ha invece rifiutato la candidatura nel proporzionale l’ex deputata regionale Concetta Raia vicina a Cesare Damiano. Nel collegio di Misterbianco i democratici mettono in campo una macchina per voti come il deputato regionale Luca Sammartino che dovrebbe aver funzione di traino per i consensi al PD, facendo da sponda a Valeria Sudano, proveniente dalla medesima storia politica, capolista nella lista plurinominale del Senato della Sicilia Orientale. 

A Messina il candidato locale di riferimento è il rettore dell’Università Pietro Navarra. La circostanza  che nel giro di qualche mese si siano candidati il direttore generale di quell’Ateneo De Domenico all’Assemblea regionale e ora il rettore alla Camera induce a qualche riflessione sul ruolo egemone che l’Università ha assunto nei confronti del sistema politico della città peloritana.

Nel collegio della Camera dei Deputati di Ragusa-Siracusa al primo posto è stato collocato Il segretario regionale Fausto Raciti, seguito dall’uscente siracusana Sofia Amoddio presente anche nell’uninominale di Siracusa. A proposito di Raciti, appare chiaro che la vicenda elettorale ha rotto bruscamente il rapporto che legava il giovane segretario ad Antonello Cracolici, l’esponente politico che lo aveva difeso con maggior energia nella difficilissima fase succeduta alle elezioni regionali.

La sensazione è che si siano frantumati in questi giorni tutti gli equilibri politici dei democratici siciliani: Cracolici è l’unico ad aver votato contro le liste nella lunga notte della Direzione nazionale, all’area Orlando non viene garantita la rielezione del suo principale esponente nell’isola, ma restano anche tagliati fuori esponenti tradizionalmente espressione della Cgil etnea.

L’arrivo di Orlando, che non è abituato a fare da comprimario, modificherà profondamente la situazione del PD palermitano. Infine, non è pensabile che Crocetta, Lumia, Antoci, che in Sicilia rappresentavano la corrente del presidente della Puglia Michele Emiliano, accettino in silenzio di essere stati del tutto esclusi dalla competizione elettorale. Sul partito democratico siciliano si addensa perciò la “tempesta perfetta” che potrà scoppiare prima delle elezioni attraverso l’allontanamento dalla campagna elettorale di tanti attivisti, oppure dopo il 4 marzo sulla base dei risultati elettorali che saranno conseguiti.

I confronti nei collegi uninominali, tra l’altro, vengono dati  tutti per persi con l’eccezione di quello che vende in campo nel collegio di Enna il giovane e battagliero sindaco di Troina Fabio Venezia, costretto a vivere sotto scorta per la minacce subita dalla mafia dei pascoli. E’ la scelta migliore che in quella zona il PD potesse fare e sarebbe davvero una delle poche note positive di questa complicatissima campagna elettorale, se essa fosse coronata dal successo.

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