I cognomi come brand: Cantone, Scerra, Tripisciano e Iannuzzo

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CANTONE

(come Luciano Cantone, deputato nazione del M5S)

Il cognome Cantone deriva probabilmente da soprannomi dei capostipiti collegati ai diversi significati del termine italiano “canto/cantone”, inteso come: interno o esterno di un edificio o di un locale, angolo, spigolo, luogo appartato; come tratto di strada ordinaria o ferrata affidata alla sorveglianza e alla cura di operai addetti, appunto i “cantonieri”; come parte della strada, incrocio (vedi gioco dei quattro canti); in araldica, come ciascuno dei quattro angoli dello scudo. Cantone può, inoltre, corrispondere all’appellativo “canzone”, che deriva dal latino “cantio-cantionis”; o derivare dal nome medioevale “Cantonus”, citato in una “Carta finis et refutationis causa transactionis” del 1174 a Prada (Lodi). Cantone è diffuso in Campania (soprattutto nel napoletano e nel casertano), in Sicilia, in Lombardia (nel lodigiano, probabilmente ceppo originario, nel cremonese, nel mantovano), nel Piemonte (nordorientale), nel Lazio, in Toscana, in Emilia-Romagna, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, e in altre regioni italiane. Nell’Isola ha il ceppo maggiore nel catanese (Catania, Mascalucia, Gravina di Catania, San Pietro Clarenza, ecc.) ed è presente nell’agrigentino (Sciacca, Menfi, Agrigento, ecc.), nel siracusano (Siracusa, Augusta, Palazzolo Acreide, ecc.), nel nisseno (Gela, Niscemi, San Cataldo), nel ragusano (Acate, Ispica, Pozzallo), nel palermitano (Palermo, Contessa Entellina, Balestrate).

Riferimenti storici e personaggi. LUCIANO CANTONE (Catania 24/5/1987), politico, deputato nazionale eletto nella circoscrizione “Sicilia 2”, nella lista del Movimento 5 Stelle; componente della IX Commissione, Trasporto, Poste, Telecomunicazioni. Perito aeronautico, è dipendente di azienda privata che gestisce il controllo del traffico aereo in Italia. Attivista del Meetup di Misterbianco.

CARLA CANTONE (Zinasco, Pavia 1/11/1947), politica, deputata nazionale eletta nella lista del Partito democratico; componente e segretaria dell’XI Commissione, Lavoro pubblico e privato. Ex sindacalista, ha ricoperto l’incarico di segretaria generale dello SPI-CGIL (il sindacato dei pensionati italiani). Aveva iniziato la sua attività sindacale nel 1973 e, nel 1984 era stata eletta segretaria generale della FILEA-CGIL (sindacato edili di Pavia). Nel 2000 era entrata a far parte della segreteria nazionale della CGIL.

RAFFAELE CANTONE (Napoli 24/11/1963), magistrato, dal 2014 presidente dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), è stato responsabile della task force chiamata a controllare i lavori di Rho per l’EXPO 2015; il suo nome venne inserito dagli organi di informazione fra i papabili al Quirinale dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano. Fino al 1999 sostituto procuratore presso il tribunale di Napoli, entrò ben presto a far parte della direzione distrettuale antimafia locale occupandosi di indagini sul clan della camorra dei Casalesi e di indagini relative alle infiltrazioni mafiose in diversi stati europei. Durante i governi Letta e Renzi coordinò diversi organismi per la lotta alla mafia e alla corruzione; è autore di numerosi articoli e pubblicazioni di carattere giuridico.

 

SCERRA

(come Filippo Scerra, deputato nazionale del M5S)

Scerra deriva dalla cognominizzazione di soprannome basato sul termine dialettale, siciliano ma anche calabrese, e di origini arabe (šarra = lite)), riferito a capostipite “litigioso, attaccabrighe”. Il cognome, attestato in circa 100 comuni italiani, è diffuso soprattutto in Sicilia, nell’agrigentino (Palma di Montechiaro, Camastra, Agrigento, Licata), nel nisseno (Gela, Caltanissetta, Butera), nel ragusano (Vittoria, Ragusa, Santa Croce Camerina), nel palermitano (Palermo, Bagheria, Capaci), nel siracusano (Priolo Gargallo, Siracusa), nel catanese (Catania, Pedara); ha ceppi in Calabria (nel crotonese e nel reggino); è presente anche in altre regioni italiane come Lombardia, Liguria, Toscana, Piemonte, ecc.

Riferimenti storici e personaggi. Scerra è antica e nobile famiglia di Roma: Teodoro Amayden (1586/1656), nella sua opera “La storia delle famiglie romane”, la pone fra quelle sicuramente comprese nel “Libro d’Oro del Campidoglio”, conservato nell’Archivio Vaticano. FILIPPO SCERRA (Catania 25/3/1978), deputato nazionale eletto nella lista M5S, collegio plurinominale “Sicilia 2”, componente e capogruppo della XIV Commissione – Politiche dell’Unione Europea. Ingegnere chimico, milita nel Movimento 5 Stelle dai tempi in cui Beppe Grillo attraversava lo Stretto di Messina a nuoto. MICHELE SCERRA (Crotone 1982), cantautore, musicista. Si forma artisticamente a Firenze, dove pubblica due dischi con la band Orchestra del Rumore Ordinato, scrive canzoni sensibili, d’amore e di passione. Ama la complessità, la bellezza, la verità e i conflitti sociali. Nel 2012 partecipa al “Tenco Ascolta”, alla tappa di Piombino e, sempre con la band, negli anni è ospite più volte del Buscadero Day e del Townes Van Zandt International Festival. Dal 2014 comincia il percorso a nome proprio, apre i concerti di Vinicio Capossela e Irene Grandi, ottiene la menzione speciale per il miglior testo al Premio Bindi 2014 con il brano “Il Circolo Gelsomino” ed è finalista a “Botteghe d’Autore”. Da solista collabora con diversi musicisti sia in studio che live. Nel 2017 ha pubblicato in digital download e nei negozi di dischi il primo album da solista, nove “tracce” che raccontano storie di passioni.

 

TRIPISCIANO

(come Luigi Tripisciano, giornalista RAI)

Tripisciano e Tripiciano sono cognomi di origine etnica, generati cioè dal luogo di provenienza dei capostipiti; derivano da Tripi, comune italiano della città metropolitana di Messina, che, secondo lo storico Maurolico, “una volta si chiamava Tripium o Steropium, da uno dei fabbri di Vulcano chiamato Sterope. Tripisciano, in particolare, è un cognome raro, portato da una ventina circa di famiglie in tutt’Italia, dieci in Sicilia, le rimanenti sparse in alcune regioni italiane come Lombardia, Piemonte, Lazio, Basilicata, Puglia, Liguria, Emilia-Romagna. Le siciliane sono attestate nel nisseno (Caltanissetta, Santa Caterina Villarmosa), nel catanese (Aci Catena), nel palermitano (Palermo, Montelepre).

Riferimenti storici e personaggi. MICHELE TRIPISCIANO (Caltanissetta13/7/1860 – 21/9/1913), scultore, testimone e interprete di una cultura artistica connotata dal rispetto della classicità: sin da piccolo ebbe dimestichezza con le argille con le quali creava figurine di creta per il presepe. Il barone e suo mecenate Guglielmo Luigi Lanzirotti e l’on. Pugliese intuirono il suo talento e lo indussero a studiare a Roma presso l’Ospizio San Michele e, in seguito, presso la famosa scuola-bottega dello scultore Francesco Fabi Altini, dal quale apprese a modellare figure morbide e flessuose. Nel 1888 a Roma aprì uno studio tutto proprio ed iniziò a scolpire figure mitiche, soggetti religiosi e personaggi storici contemporanei. Gli anni successivi furono caratterizzati da un’autonoma crescita artistica e da una ricca produzione di opere che trovarono collocazione soprattutto nella Capitale. A Caltanissetta, città con la quale non spezzò mai i legami, realizzò alcune sue opere più interessanti. Morto prematuramente di broncopolmonite, donò alla sua città tutto il patrimonio di sculture e bozzetti presenti nel suo studio di Roma. LUIGI TRIPISCIANO (Palermo 31/1/1937), giornalista professionista: ha lavorato per oltre 40 anni in RAI, fino a tutto il 1997 percorrendo una lunga carriera iniziata presso la redazione sportiva della sede regionale Rai. E’ stato radiocronista di calcio, ciclismo, automobilismo e di eventi speciali (visita del papa Giovanni Paolo II in Sicilia nel 1982, funerali del giudice Rocco Chinnici nel 1983) E’ stato radiocronista di Formula 1 nel 1984 e 1985, e delle partite del Palermo di “Tutto il calcio minuto per minuto”, corrispondente da Palermo di “90° Minuto” con Paolo Valenti, ha collaborato a trasmissioni sportive come “Domenica sport” e “Il Processo del lunedì” su Rai3, ha collaborato con il quotidiano sportivo “Tuttosport”. Primo conduttore del Tg3 Sicilia dal novembre del 1979, è stato direttore della sede Rai di Palermo dal 1994 al 1998. In pensione dal 1/1/1998, ha continuato a collaborare con TGS (Giornale di Sicilia) per il quale conduce la rubrica sportiva della domenica sera. Per 30 anni è stato prima segretario e poi presidente dei giornalisti sportivi italiani; attualmente è presidente della sezione di Palermo dell’USSI (Unione Stampa Sportiva Italiana). Nel 2009 l’Ordine dei Giornalisti della Sicilia gli ha conferito la Medaglia d’oro per i 50 anni di iscrizione all’ Albo dei Professionisti

 

IANNUZZO

(come Gianfranco Iannuzzo (Jannuzzo), attore teatrale e commediografo)

Iannuzzo e le sue numerose varianti (Jannuzzo, Jannuzzi, Iannuzzi, Iannuzzelli, ecc.) derivano da modificazioni dovute a fenomeni di fonetica dialettale del nome proprio “Giovanni” che proviene dall’ebraico “Yehohanan”, composto da “Yoh” o “Yah”, abbreviazione di “Yahweh” o Geova (nome di Dio nella tradizione ebraica), e da “hanan” e che significa “ebbe misericordia”: letteralmente “Dio ha avuto misericordia”, o anche “Dono del Signore”. Il nome fu grecizzato come Ιωαννης (Ioannes) e passato in latino come “Joannes” o “Johannes”. Iannuzzo ha il ceppo maggiore in Campania (nell’avellinese, nel napoletano, nel salernitano), è diffuso in Sicilia, in Piemonte, Lazio, Lombardia, Emilia-Romagna, Calabria, Puglia e in alcune altre regioni italiane. Nell’Isola ha ceppi nell’agrigentino (Aragona, Agrigento, Comitini, Canicattì, ecc.), nel palermitano (Palermo, Valledolmo, Ficarazzi, ecc.); è attestato nel trapanese (Mazara del Vallo, Trapani), nel nisseno (Sommatino), nel messinese (Gioiosa Marea), nel catanese.

Riferimenti storici e personaggi. Un’antica famiglia di Foggia, di chiara ed avita nobiltà, detta Jannuzzi o Iannuzzi, si propagò, nel corso dei secoli, in diverse regioni d’Italia. Nel 1600, la famiglia passò in Andria, al seguito di una sua industria armentizia ed acquistò due masserie sulle Murge, al confine del territorio di Spinazzola, denominate Rivinaldi e Monte Petroso, di circa 600 ettari a pascolo, praticando quella che, all’epoca, rappresentava una delle maggiori attività agricole legata alla “transumanza”. Prosperando questa azienda, la famiglia acquistò molti altri terreni ed un latifondo di mille ettari alla Riseca di Toritto. Si inserì così, agli inizi dell’Ottocento, dopo la Rivoluzione Francese, in quella Aristocrazia Terriera, che si costituì in Andria; la famiglia ebbe i titoli di cavalieri, conti, nobili, patrizi, principi(cfr. Heraldry Institute of Rome). GIANFRANCO JANNUZZO (Agrigento 7/12/1954), attore teatrale e commediografo, attivo anche in cinema e televisione. Tra i lavori più interessanti vanno ricordati la partecipazione nel film “Il capo dei capi”(2007) di Enzo Monteleone, dove ha interpretato la parte di Salvo Lima e, nel 2015, la collaborazione con Pupi Avati per la realizzazione del film “Il sole negli occhi”. Studente del Laboratorio ed Esercitazioni Sceniche di Gigi Proietti a Roma, ha lavorato con i grandi, Gino Bramieri, Garinei e Giovannini, Antonello Falqui, ecc. Autore di testi propri, gli sono stati conferiti il “Premio Il Fiore” (1988), il “Premio Charlot” e “La giara d’argento”. RAFFAELE IANNUZZI (LINO JANNUZZI) (Grottolella 20/2/1928), giornalista e politico, senatore della Repubblica Italiana nella V Legislatura (1968/1972), eletto per il Partito Socialista Italiano, nella XIV Legislatura (2001/2006) e nella XV Legislatura (2006/2008) per Forza Italia. Alla fine degli anni novanta e l’inizio degli anni duemila fu al centro di alcune vicende giudiziarie per avere espresso in vari giornali posizioni critiche nei confronti della magistratura napoletana e dei giudici di Palermo e Milano.

 

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