La carriata è sofferenza
Meteo di martedì 16 maggio

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Ieri quelli di fronte a dove sto io fecero la carriata. Durò tutta la giornata perché i carriatori fecero un sacco di viaggi e da questa casa usciva robba ca parevano le cose dentro il gonnellino di Eta Beta, avete presente?

Ora automaticamente ai tempi di oggi le carriate si fanno con tutte le cummirità: c’è la scala mobile con la bella piattaforma che può diventare pure una cesta e i carriatori, già la sera prima, recintano lo spazio che ci serve per montarla come fanno i puntunieri che mentono i divieti volanti quando devono fare lavori. Come infatti mi stranizzai che la carriata cominciò verso le nove e mezzo e alle sei di seconda ora ancora scendevano robba. Di solito cominciano alle sei di mattina e alle dieci hanno finito. Ma c’era pure chi traslocava di notte. Caso triste: in questi casi i carrianti stavano scappando tappiando  mesate di affitto e altri debiti.

Dovete sapere che nella mia vita io ho fatto, a occhio e croce, una ventina di carriate (mediamente una ogni tre anni e un poco) e ne ho viste di tutti i colori. Le prime erano cosa di tutti muscoli. Di uomini e di muli. Il mezzo di trasporto classico era lo strascino che è un carretto strapuntinato a quattro ruote tirato da uno mulo o anche da due. La mobilia si scendeva usando il paranco che è una cosa di legno che si incastrava dietro l’architrave del balcone e usciva una trave con una carrucola dentro cui passava una corda bella robusta. Il mobile veniva imbracatto, accompagnato fuori dal balcone e sotto c’era uno o due carriatori, i più nerboruti che lo facevano scendere. O salire, dipende se la carriata era ad andare o a venire. Per le cose minute c’era una specie di rete grossa che chiamavano, chisà perché, “a giappunisi”.

Dopo qualche anno lo strascino venne sostituito dai primi camioncini. Quelli classici erano il Leoncino e il Lupetto. La ragione principale è che i traslochi non erano più quasi esclusivamente dentro il quartiere. La città si cominciava ad allargare e ci volevano mezzi più veloci e solidi.

La cosà che si è estinta per ultima è stata il paranco perché la scala mobile è tutta un’altra filosofia. Per il resto è cambiato tutto. Adesso se andate in un’agenzia di traslochi e potete pagare, fanno tutte cose loro: vengono a impacchettare tutto negli scatoloni con la loro pubblicità, impacchettano i vestiti, mettono in sicurezza gli sportelli di armadi e stipetti, insomma una del tutto.

Una volta siccome che volevamo sparagnare, ci siamo rivolti a un traslocatore modesto ma che aveva i biglietti da visita col disegno della scala mobile e quello di un bel furgone. Stiamo parlando del 2000. Si appresentò un personaggio incredibile. Alto un metro e cinquanta e largo due. Cieco come una talpa, spalleggiato da due figli, dei quali uno lagnusu.. La scala mobile non l’aveva e nemmeno il furgone. Si appreserntò con un lapino e la scala mobile l’affittò da un altro. La maggior parte delle cose le salì a braccia fino al quinto piano. E si lamentò pure della pesantezza dei pacchi: “Ma chi ci misi nta sti pacchi? Chiummu?”. “No, libri” “Minchia e tutti si liggiu??” Non fosse che era tutta roba mia quella che veniva maltrattatas, mi sarei divertito come un pazzo. Ma è confermata la regola: la carriata è sofferenza.

Se dovete carriare domani sappiate che il tempo sarà buono, poche nuvole alte, temperature massime a 23 gradi, venticello di levante. Almeno non fate abbile col malotempo. Tante belle cose. Carriate.

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