“I costrutti mentali dell’eros”, 4 istantanee erotiche anonime

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Ci sono dei libri che acquistiamo spinti da un improvviso impulso (cioè senza un ragionevole motivo) o perché ne abbiamo letto la recensione o perché, genericamente, appartengono ad un filone di letture che nel corso del tempo abbiamo seguito e su cui vogliamo rimanere aggiornati. Questi libri, non è detto che li leggiamo subito: capita che li riponiamo da qualche parte rimanendo sepolti sotto pile di altri volumi che, nel frattempo, si sono aggiunti, e che ce ne dimentichiamo. Poi, un bel giorno, rispuntano fuori. E’ il caso di questo piccolo libro ritrovato casualmente, con un numero malizioso per titolo (“69”, edito da Bompiani, collana PasSaggi) scritto da autore anonimo.
E’ un volume agile e veloce che si legge in un paio di ore, uno di quei libri “da tasca”, perché stanno agevolmente senza arrecare disturbo dentro una tasca e si possono leggere con comodo per ingannare noiosi tempi di attesa: quattro capitoli, quattro diversi episodi con personaggi diversi che però recitano tutti, a coppie, l’arcaica scena primaria, ogni coppia con una declinazione diversa e con sfumature diverse.
Pochissime parole intercorrono tra gli attori; soprattutto domina l’esposizione di sensazioni e di fantasie, culminanti ogni volta nel climax del piacere.  Un piccolo testo che rientra a mio modo di vedere tra i “piccoli” capolavori dell’Eros senza stonate note pornografiche, malgrado la scabrosità della materia trattata. L’autore sottolinea fermamente che, anche nella pura temporaneità di un rapporto sessuale, anche quando è svincolato dalla relazionalità a lungo termine, la possibilità di dare e ricevere piacere non dipenda esclusivamente dalla meccanica dei corpi ma scaturisca sempre da costrutti mentali sedimentati dentro ciascuno di noi e dall’attivarsi di specifiche fantasie e derive.

Per l’anonimo autore i quattro racconti sono “quattro atti d’amore. Tutto qui. Leggere il sesso può essere, a volte, molto vicino al farlo. Niente trama. Niente paesaggi né volti. Niente passato né futuro. Quattro istantanee erotiche. Quattro amplessi ricreati con realismo estremo: otto corpi si parlano in quella lingua che conoscono soltanto loro. Soltanto loro esistono qui. Si incontrano forse per la prima, forse l’ultima volta. Come da sempre: entrano l’uno nell’altro. Quattro cifre per raccontare la paradossale ed enigmatica complessità del sesso. Carne, pelle. Istinti e desideri. Puro sesso, senza niente d’altro, né prima né dopo. Sesso puro, senza inibizioni. L’eterno mistero dell’eros“.

Nei quattro capitoli:

“77 secondi”, o del potere dell’immaginazione: un atto d’amore di appena 77 secondi, ma dilatato nel tempo dalla fantasia di un rapporto a tre.
“Mille”, o del godere della ripetizione: un ennesimo rapporto sessuale, il millesimo secondo lo stesso rituale: una fellatio, mentre lui finge di dormire. Grandi acrobazie, giochi di ruolo.
“Eternità o niente”, o della vertigine dell’avventura: poche ore dopo essersi casualmente conosciuti, Gaia e il suo compagno (di cui lei non ricorda neppure il nome) arrivano a casa di lui. La cucina fa da sfondo a un amplesso fra sconosciuti.
“Prima colazione”, o del brivido dell’assolutamente trasgressivo: dopo lunghi preliminari, una ragazza si fa penetrare per la prima volta dal suo ragazzo. Nonostante il dolore, l’esperienza è indimenticabile. L’amore che nutre l’amplesso, trasforma il sesso nel trionfo di poesia del Cantico dei cantici.

Quattro facce del sesso: la crudezza, il lirismo, l’istintività e il romanticismo.
E, per suggellare il tutto, il mistero d’un autore che vuole continuare a mantenere l’anonimato nonostante abbia già pubblicato vari libri: sicuramente si tratta di un rifugio rassicurante – in vita – per lui come per tutti gli scrittori “mainstream” che desiderano esercitarsi nella materia erotica la quale, anche ai nostri giorni, viene trattata con una certa “pruderie” (come se i temi dell’erotismo sviluppati in modo esplicito e senza veli -ma con maestria e non in modo dozzinale- potessero in qualche misura intaccare il giudizio critico sull’Autore stesso). E allora occorre nascondersi.

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