“Pornosofia”: da genere di nicchia a fenomeno Pop

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Viviamo in un’epoca in cui l’esasperazione della sessualità permea ogni aspetto del vivere sociale: la pornografia, non più vissuta come tabù o oggetto di censura, è diventata esperienza quotidiana, facilmente fruibile con pochi click. Per molti ormai il porno è un fenomeno pop, di massa: attraversa la società trasversalmente, espressione più che mai attuale di un’epoca dove la sessualità tracima dalla sfera privata per riversarsi in quella pubblica, una cornice in cui, nostro malgrado, siamo calati senza esserne nemmeno più consapevoli. “(..) viviamo in un epoca in cui la diffusione della pornografia, non più vissuta come tabù o oggetto di censura, é favorita ed esasperata dal progresso tecnologico dei mezzi di comunicazione” scrive Francesca Canfora, autrice di una recente mostra sulla pornografia nell’arte. Ma ovviamente non è solo questo, c’è in questo processo una forte deriva dovuta alla progressiva desensibilizzazione del “pubblico” nei confronti di immagini “forti” ed esplicite che prima non potevano essere accettate nemmeno nell’intimità della vita privata; contestualmente si fa strada sempre di più una valorizzazione dell’atto sessuale in tutte le sue infinite variazioni, esibito ed esplorato in tutti i suoi dettagli, del tutto svincolato dalla dinamica dei sentimenti. E c’è anche la contaminazione tra la rappresentazione del porno e il suo Pubblico, nel senso che quest’ultimo non è più composto da persone che sbirciano da dietro le tende oppure attraverso il buco della serratura e che conservano e custodiscono le opere pornografiche (libri, foto, disegni incisioni, film) in un settore nascosto della propria biblioteca (“L’Enfer”, veniva chiamato nell’Ottocento questo spazio privato rinvenibile nelle biblioteche borghesi), ma da persone che sono disposte (o interessate) a venire allo scoperto e divenire esse stesse produttrici di immagini porno, in una vivace contaminazione tra pubblico e performanti (e si potrebbero citare numerose esperienze ed esperimenti che incontrano successo), per non parlare della diffusione dei Privé in cui, appunto, a ben guardare, si verifica il fenomeno della “messa in scena” degli stilemi propri del Porno. Contemporaneamente, con il diffondersi del fenomeno che valorizza dell’atto sessuale, pubblico ed esibito, soprattutto nei suoi aspetti performativi, si assiste al moltiplicarsi dei saggi di studiosi di sociologia delle comunicazioni sui modi in cui il Porno si sta infiltrando progressivamente in una serie di ambiti, plasmandoli e modificandoli, e assieme a questi studi nascono neologismi come il termine di “pornosofia” definito da Franco Volpi, che afferma “…i tempi sono maturi per una vera e propria pornosofia”. In questo contesto, anche negli ambiti della espressività artistica si stanno creando dei fenomeni di contaminazione e di esplicitazione, prima considerati inaccettabili, se si considera che in un passato non lontano ogni artista aveva nel suo archivio segreto delle opere erotiche ma anche semplicemente “porno”, pure esercitazioni, studi, ma anche espressione di una passione segreta che tale avrebbe dovuto rimanere, poiché la sua esplicazione sarebbe stata di rottura rispetto alla sensibilità del tempo e avrebbe condannato l’artista in questione come “maledetto”.

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