“Tuttomio”: un insolito Andrea Camilleri ci racconta una torbida storia di sesso

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Nella ricca e variegata produzione letteraria di Camilleri che tutti più o meno conosciamo, questo “Tuttomio” è senz’altro un testo insolito; è una storia torbida di sesso e di passione che – nel suo finale – tende a mostrare sempre più una dimensione sulfurea, venata di follia e forse anche di qualche elemento delirante che si estendono con radici profonde nella biografia della protagonista Arianna.

E’ una vicenda che in qualche modo si connette a “L’amante di Lady Chatterley” di D. H. Lawrence, considerato un classico dell’erotismo, proprio sul tema del tradimento, e citato nel romanzo di Camilleri come testo di riferimento, rievocato dalla stessa Arianna, in uno dei momenti in cui riflette sulla sua posizione esistenziale ed elabora un pensiero su di un suo possibile “tradimento” del marito. Ma lo stesso Camilleri ammette di essersi anche ispirato alla più torbida e cupa vicenda narrata in “Santuario” da William Faulkner (Adelphi, 2006).

Il romanzo riesuma e fa rivivere una vicenda di cronaca – quella dei marchesi Casati Stampa che, a suo tempo, fu al centro dell’attenzione della “nera”: anche se poi partendo da questo pastiche di riferimenti letterari e cronachistici, i personaggi di Camilleri finiscono con l’assumere una fisionomia ed un’originalità tutta propria, arricchiti da incursioni – in termini di riferimenti – nel mondo del delirio e del mito (il tema del labirinto, del filo di Arianna e del Minotauro).

Il tema è una vicenda, un caso quasi da manuale: un marito aristocratico e danaroso (Giulio), essendo stato evirato da un incidente d’auto e non potendo soddisfare l’avvenente moglie (Arianna ) – la spinge a fare sesso con altri uomini (che impersonano dunque il ruolo di “bull”, nel tipico gioco delle parti del cucoldismo), lui consenziente, presente e partecipe del processo di scelta, nonché elaboratore delle “regole” da adottare. Se c’è consenso e tutto avviene alla luce del giorno e senza sotterfugi, non si fa alcun torto a nessuno – elabora Giulio – Se tu facessi qualcosa a mia insaputa e me lo nascondessi, quello sì che sarebbe un torto – pensa che dirà alla moglie Arianna.

La storia è torbida sin dall’inizio, ma è la natura stessa delle relazioni che si strutturano in simili contesti che porta a delle complicazioni di difficile gestione: e, poi, bisogna fare i conti con la passione che per scelta viene tenuta fuori dalla porta e che, però, in questi rapporti sessuali “chirurgici” potrebbe rientrare in modo inatteso dalla finestra. Come si verificò, appunto, a suo tempo, nel 1970, con il caso (“Il delitto di Via Puccini“) che coinvolse i Marchesi Casati Stampa: il duplice omicidio di Anna Fallarino Casati e dello studente universitario Massimo Minorenti e il suicidio del Marchese Camillo Casati Stampa di Soncino.

“Di segreti Arianna ne ha molti, e brucianti – tanto che forse nemmeno lei ne conserva un ricordo nitido. Ma quello che custodisce più gelosamente è il “tuttomio”: una “tana” tutta sua, ricavata in un angolo del solaio, come la piccola caverna dove si rifugiava da bambina, in campagna”.

E’ un romanzo che si legge tutto d’un fiato, in poche ore soltanto. Si scopre ancora un altro volto di Andrea Camilleri, se è vero che siamo una confederazione di anime, come scriveva Tabucchi. La protagonista femminile di questa storia è comunque straordinaria: inquietante nel suo candore, splendente di una luce nerissima.

Quando abbandona la lingua dei suoi romanzi siciliani, Camilleri ci regala una scrittura minimalista, limpidissima – verrebbe da dire spietata – eppure priva di inibizioni. Un gioco raffinato e colmo di ironia, con il quale trascina i lettori attraverso il labirinto dell’eros, al cuore dell’amore e della perdizione, là dove – come nel mito di Arianna – il Minotauro vive nutrendosi dei desideri più oscuri e inconfessabili. Un romanzo che si legge d’un fiato, terribile e sorprendente.

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