Elio Fiorucci, lo stilista innovatore: Amore o Scandalo?

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La gente mi ha sempre detto che amava il negozio Fiorucci perché era un posto dove ci si sentiva ‘amati’, dove c’era la musica, delle belle ragazze. Una terapia dell’amore. Oggi voglio continuare a dire che essere gentili è un dovere di tutti noi. Si possono fare le cose per amore.”

Così scriveva Elio Fiorucci, nato a Milano il 10 giugno del 1935, che comincia a lavorare presso il negozio di famiglia specializzato nella vendita di pantofole. Partecipò vivamente alla vita lavorativa tanto da intraprendere la ricerca di modi e mondi nuovi da scoprire nel mercato calzaturiero tanto che nel 1962 gestisce una sua rivendita. Il 1967 è l’anno della grande svolta non solo per lui, ma per la moda intera. Si butta a capofitto nell’opera dell’apertura del negozio che diventerà più che famoso in tutto il mondo sito in Galleria Passerella, su progetto di Amalia Dal Ponte ed è inaugurato da Adriano Celentano. Tre anni dopo, Italo Lupi disegna il celebre logo con gli angioletti vittoriani, oggi oggetto di numerosissime riproduzioni, segnando il successo di un logo che diventa opera d’arte esso stesso. La carriera di Elio Fiorucci parte da una professionalità da subito completa e poliedrica: è stilista, talent scout, imprenditore e comunicatore. Forse più di uno stilista, più di un artista, è un filosofo in continua ricerca che si aggira nel mondo della produzione e dell’offerta di “cose” da acquistare con il talento del cercatore d’oro: studia, cerca, setaccia, incamera, eviscera nuove idee e giunge al successo. E’ un habitué delle mostre d’arte in quanto sono luoghi dove avverte una certa creatività, una vita, una volontà di comunicare che ne ispira l’estro geniale che riversa nella produzione dei suoi capi. Ogni volta è un vero e proprio trionfo: dall’arredo anticonformista alle lampade al quarzo iodio, dalle lacche bianche alle scale dipinte di celeste, sono tutte caratteristiche che fanno emergere l’estro creativo ed artistico dell’inventore-talentscout nato per far rivoluzionare ogni canone della moda.

Elio Fiorucci è l’uomo che ha avuto il coraggio di osare, irrompendo nelle abitudini tradizionali di abbigliamento, proponendo stravaganti pantaloni leopardati, impermeabili trasparenti e abiti che lasciano libere parti erotiche del corpo. Tutti i giovani di qualsiasi estrazione politica, di qualsiasi paese del mondo, fanno proprio lo stile Fiorucci, segnando così una svolta nella storia della moda.

Si dedica con particolare attenzione all’abbigliamento giovanile poiché riesce a cogliere in anticipo in modo avanguardistico il tempo delle contestazioni: Fiorucci ricopre il ruolo genitoriale come punto di riferimento dell’abbigliamento dei giovani che fanno razzia nei punti vendita perché si sentono compresi, rispondono con grande positività al look trasgressivo del marchio Fiorucci, il cui messaggio si estende in tutto il mondo. Più che il suo grande talento lo rinforza la sua innata curiosità e voglia di confrontarsi con mondi diversi ed è per questo motivo che la sua moda è sempre in continua trasformazione. Perspicace, sempre alla ricerca di nuove materie prime da utilizzare per confezionare un vestito: l’utilizzo di tessuti plastificati e colorazioni particolari, fluorescenti e iridescenti, trova il perfetto connubio con i metalli poveri che per contrasto hanno un risalto senza pari.

Il mondo visionario di Fiorucci ruota attorno ad un’innovazione stilistica senza pari dove tutto ciò che è fantasia può diventare la realtà con cui rivestire se stessi, al fine di cogliere quell’attimo di vitalità sintomatico che fa sentire a posto i clienti con il proprio animo. E’ inevitabile quindi il salto dalla dimensione del negozio a quella industriale: negli anni ’70 le proporzioni della Fiorucci toccano livelli internazionali a cui da’ una grande spinta l’apertura del negozio di New York: una vetrina sul mondo. Non può certo andare diversamente dato che lo stesso Fiorucci afferma che la sua immagine è autonoma e rifiuta ogni confine territoriale ed ogni “paletto” che ne vincoli l’ampliamento. Dal jeans alla maglietta di cotone, dalla borsa al bracciale, dagli occhiali agli abiti, tutte le referenze dell’universo dell’abbigliamento sono raggiunte e coperte dall’eclettico stilista e designer milanese, che ha rivoluzionato il modo di vestire e di arredare, portando in Italia e rielaborando gli stili emergenti della Swinging London e della New York di Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, i musei di Arte contemporanea americani ed inglesi collezionano e raccolgono “pezzi” firmati Fiorucci (il prototipo della shopping-bag utilizzata per la vendita al pubblico è esposto presso l’Albert and Victoria Museum di Londra). Muore all’età di 80 anni il 20 luglio 2015: il suo corpo è stato trovato esanime, vittima di un malore, nella sua casa di Corso Vittorio Emanuele.

Lo scandaloso Elio Fiorucci è in mostra a Venezia: le trasgressioni del creativo saranno fino al 6 gennaio prossimo al museo di Ca’ Pesaro a Venezia il quale ospita la mostra “Epoca Fiorucci”, a lui dedicata, da molti definito il “paladino della moda democratica”. La mostra, curata da Gabriella Belli e Aldo Colonetti con Elisabetta Barisoni e con la collaborazione di Floria Fiorucci e dell’Archivio Fiorucci, ricorderà tutto questo, con un percorso originale in linea con lo spirito non convenzionale e non costrittivo di Elio Fiorucci.

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