Chiude la start-up palermitana Mosaicoon, sconfitta o nuova partenza?

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Nel mondo veloce delle startup, le idee, i risultati economici, i finanziamenti, il team e un buon business-plan a volte non sono sufficienti. Stiamo parlando di Mosaicoon, la startup fondata da Ugo Parodi Giusino nel 2009, icona di innovazione e di eccellenza che ha ispirato un nuovo modo di fare imprenditoria in Sicilia legato all’innovazione. Una delle tante startup in Italia che non ce l’ha fatta, se si pensa che le società che falliscono nei primi due anni sono più di 8 su 10. Ma in questo caso, bisogna ricordarlo, non stiamo parlando di una startup early stage: Mosaicoon ha fatturato negli anni quasi 20 milioni di euro, è stata sul mercato per 10 anni, ha portato lavoro, soprattutto in Sicilia, arrivando a circa 100 dipendenti. Mosaicoon è stata per anni il simbolo del successo delle startup italiane. Aveva ottenuto un seed money nel 2009 da parte di Vertis Venture che nel 2012 insieme ad Atlante Ventures Mezzogiorno (Gruppo Intesa Sanpaolo) aveva finalizzato un round A da 2,4 milioni di euro, accelerando la prima fase di sviluppo. Poi è arrivato il round B necessario per supportare ulteriormente il piano di investimento nella piattaforma tecnologica che permette a creativi e brand di operare insieme per la creazione di campagne video. La società aveva creato il suo quartier generale a Palermo, a Isola delle Femmine, in uno splendido palazzo di vetro (foto di copertina) visibile anche dalla strada che porta dal capoluogo all’aeroporto.

Mosaicoon è stata insignita di premi internazionali, tra i quali in Silicon Valley il “Best European Scaleup” tra le aziende europee con il più alto potenziale di crescita. Nel 2011 il Presidente della Repubblica ha consegnato a Parodi il premio dei premi per l’innovazione. Ma sopratutto la società è stata scelta negli anni da alcuni dei più prestigiosi brand internazionali che con Mosaicoon hanno realizzato campagne video in Italia e all’estero.

Ha soprattutto dato lavoro a centinaia di giovani, e ha aperto sedi a Singapore, New Delhi e Seoul oltre a Londra, Milano, Roma e Isola delle Femmine (Palermo). Si è confrontata con competitor forti su scala internazionale decidendo però di rimanere in Italia, in Sicilia. La scelta non era scontata ma l’obiettivo era anche quello di inseguire un sogno: far crescere una scaleup in una Regione del Sud Italia. In casi come questi, quando una società che sembrava florida entra in crisi ed è costretta a chiudere, è facile puntare sugli aspetti che non hanno funzionato. Spesso sono molteplici i fattori che portano a una situazione difficile e le idee, anche se buone, non bastano. Emerge da questa storia che una startup può anche passare indenne la fase earlystage, posizionarsi bene sul mercato e raggiungere anche un fatturato importante. Ma è la fase successiva quella più critica, quando si deve continuare a investire per crescere a doppia cifra e restare al passo con player internazionali, con la capacità di attrarre capitali esponenzialmente più alti. Uno svantaggio che in Italia spesso impedisce di scalare ulteriormente e rimanere davvero competitivi su scala globale.

Mosaicoon insomma negli anni si è distinta per la sua storia di notevoli successi. Ha creato lavoro e formato giovani che adesso stanno lavorando in altre società. È stato un punto fermo dell’innovazione in Italia  e un esempio da cui molti altri imprenditori hanno preso spunto. Quante volte è capitato che il fallimento sia diventato una leva verso un altro successo? Ce ne sono decine di storie di start-upper che poi hanno creato nuove imprese brillanti. Per una volta, forse, dovremmo provare a guardare alla chiusura di Mosaicoon non come a una sconfitta ma come alla fine di un percorso da cui ci si può e ci si deve riprendere subito per ripartire.

“Un fulmine a ciel sereno la chiusura di Mosaicoon. La prima start up interamente made in Palermo che ha avuto il merito di proiettare la nostra città nel mondo della digital economy. Pionieri, della cui esperienza bisogna far tesoro”. Così Domenico Bonanno, neo coordinatore dei giovani di  #DiventeràBellissima, commenta la chiusura dell’azienda fondata da Ugo Parodi Giusino.

“Al fondatore, ai suoi collaboratori e a tutti i lavoratori va il nostro ringraziamento e la nostra vicinanza, anche grazie a loro è  ambiato il modo di fare impresa in Sicilia – aggiunge – Occorre sempre maggior sinergia tra pubblico e privato, affinché realtà del  genere siano tutelate e valorizzate. L’attività imprenditoriale, non sia più un’impresa eroica ma l’unica strada per creare lavoro e sviluppo. Ai tanti imprenditori siciliani, che scelgono la nostra terra nonostante le difficoltà, va il nostro grazie. Politica ed imprenditoria sana lavorino insieme, con l’obiettivo di creare le  condizioni per il rilancio dell’isola”, ha concluso non senza una certa amarezza, Parodi.

 

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