Finanziamento pubblico all’editoria: veleno tra Bugano (M5s) e i giornalisti de Il Foglio

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“I giornalisti del Foglio, probabilmente preoccupati dall’imminente abolizione del finanziamento pubblico all’editoria grazie al quale campano alle spalle dei cittadini, ogni giorno schizzano fango contro il Movimento. Oggi hanno raschiato il fondo del barile per attaccare me e addirittura la mia famiglia e saranno denunciati per diffamazione”. Così recita il post su Facebook scritto da Massimo Bugani, consigliere comunale del M5S e socio dell’associazione Rousseau, il quale spiega, a chi non lo sapesse, che sua moglie lavora in un’azienda multinazionale leader nell’organizzazione di eventi come il mega concerto di Vasco Rossi a Modena Park, per esempio. E prosegue: “L’azienda, che è solo uno dei tanti fornitori utilizzati per Italia 5 Stelle, è stata scelta per questo, perché sono i migliori, ‘non certo perché ci lavora mia moglie’.” (…) “Lei per altro è una semplice dipendente, non una dirigente dell’azienda, e guadagna la stessa cifra (un normalissimo stipendio) sia che l’azienda organizzi 1000 eventi, sia che non ne organizzi nessuno”.
E passa al contrattacco: “Il Foglio parla di ‘familismo’ e ‘conflitto di interessi’ e questo dimostra che sono incompetenti e in mala fede. Non ho piazzato mia moglie in un’azienda e non ho nessun conflitto di interessi perché non ho creato nessuna agevolazione e nessun vantaggio per me e la mia famiglia con i soldi che sono stati liberamente donati dai cittadini e non espropriati tramite il finanziamento pubblico come quelli usati per pagare i giornalisti del Foglio”.
La questione contenuta nella risposta di Bugani nasce da un articolo pubblicato da Il Foglio in cui si svela un antefatto relativo proprio ai finanziamenti pubblici e al fatto che ” per Italia 5 stelle a Rimini, nel settembre 2017, Max Bugani ha giocato un doppio ruolo. Quello di principale pianificatore dell’evento, e quello di marito di una delle manager dell’azienda che quell’evento ha allestito in cambio di centinaia di migliaia di euro (curando anche l’allestimento di stand e gazebo per il gruppo dei deputati del M5s, il cui bilancio, relativo al 2017, è stato stilato e reso noto – grazie all’Adnkronos – proprio in questi giorni). Sì, perché la Hb Comm, azienda bolognese che si è occupata di dare vita alla kermesse grillina, è anche quella in cui lavora, come Business Development Manager, Simona Fontana. La quale, il 30 giugno del 2012, con cerimonia civile in grande stile a Palazzo d’Accursio, ha sposato l’allora semplice consigliere comunale, destinato ben presto a scalare le gerarchie casaleggesche. Al punto da diventare, nel maggio del 2016, uno dei tre soci di Rousseau, il vero centro operativo del M5s”. “Insieme a David Borrelli, rispettivamente, vicepresidente e presidente del ‘Comitato Italia 5 stelle’, che curò l’organizzazione della manifestazione”, continua l’articolo, e “finanziata perlopiù con le donazioni dei volontari: in tutto 5.291 generosi militanti, che hanno versato 353.051 euro”avrebbero incassato 577.174,62 euro.E quanti di questi sono andati realmente alla Hb? L’affondo su Il Foglio diventa sempre più maniacale e dettagliato fino al punto che Bugani querela il giornale, secondo il quale, come organizzatore della convention pentastellata di Rimini (svoltasi dal 22 al 24 settembre 2017) Bugani avrebbe favorito la società bolognese di eventi “Hb Comm”, nella quale lavora, appunto, sua moglie. La Hb Comm è un marchio collegato alla più nota Best Union, che secondo il consigliere M5S rappresentava «una certezza per la serietà e l’importanza dell’operatore”. Secondo il grillino il preventivo della Hb Comm era semplicemente stato il migliore e — sempre secondo le cifre riportate dal Foglio — avrebbe in ogni caso permesso all’evento di chiudere con un bilancio positivo.

Che il Foglio non abbia alcuna simpatia per i grillini è chiaro, basta dare un’occhiata ai titoli, come questo, di qualche giorno fa: “Max Bugani, il grillino bolognese ortodosso che pare un curato”, con tanto di esplicativa fotografia. Ma è anche chiaro che Il Foglio trema all’idea di non poter usufruire dei finanziamenti pubblici, e sputa veleno contro chiunque, purché sia una pur lontana possibilità di interferire con i suoi privilegi.

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