Maxi emendamento finanziaria approvato: 2.900 assunzioni alla Resais S.p.a.

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Nella tanto sofferta finanziaria siciliana, tra emendamenti e contrasti è stato approvato ieri (per la prima volta all’Ars si è saltato il “ponte” del 1° maggio) il maxi emendamento che prevede l’assunzione di quasi 2.900 persone alla Resais, la S.P.A. regionale che serve ad assorbire i dipendenti degli enti disciolti in Sicilia. La legge prevede che altri 13mila precari siano indirizzati verso il posto fisso nei Comuni, dove già, in realtà, il record massimo era stato superato.

Precari e finanziaria in Sicilia da anni sono ormai un binomio inscindibile. La Resais, nel caso specifico, è una società che gestisce “personale”, cioè nasce con il precipuo scopo di assorbire i dipendenti degli enti regionali che nel tempo sono stati sciolti: nel bacino sono finiti via via l’Azienda asfalti siciliani (Azasi), che fedele al suo nome doveva sviluppare «la ricerca, la trasformazione e il consumo degli asfalti siciliani» ed è stata chiusa nel 2002, l’Ente siciliano per la promozione industriale (Espi), in liquidazione dal 1999, e l’Ente minerario siciliano (Ems), chiuso nello stesso anno. L’ultimo bilancio della S.p.a. dichiara un “valore della produzione” di 25,2 milioni composto, di fatto, per il 98,6% dai contributi della Regione, quindi questo carico in arrivo è davvero fuori misura. I quasi 2.900 dipendenti in arrivo sono i cosiddetti ex Pip, persone imbarcate fin dal 1999 in un piano di «inserimento professionale» che avrebbe dovuto gestire l’«emergenza Palermo» con un progetto che però è presto naufragato. I diretti interessati sono stati utilizzati qua e là per esigenze varie della pubblica amministrazione, e poi abbandonati a loro stessi (e spesso ai loro problemi sociali o penali) con un sussidio: e con il più classico dei ricatti con cui molta politica siciliana ha tenuto legate migliaia di persone a una Pubblica Amministrazione senza soldi, promettendo il posto fisso in cambio di consenso. Ora il posto fisso arriva, con una finanziaria elaborata dal centrodestra che prevede, grazie a un’altra norma della stessa finanziaria, posti fissi anche per i 13mila precari degli enti locali.

Le cifre che vengono fuori sono da primato per la Sicilia: questi dati sono il frutto di una storia economico/politica che fino a quando è stato possibile ha gonfiato gli organici e poi ha fatto esondare le liste dei precari da qualsiasi bacino gestibile. Anche l’eccesso di spesa per il personale ha alimentato i dissesti correnti: il 24,6% dei Comuni dell’Isola è stato colpito dal default o è in pre-dissesto, contro il 5,6% del totale italiano, ma l’aiuto arriva, ancora una volta, dalla nuova finanziaria: i fondi regionali ai sindaci saranno distribuiti solo in base alla spesa storica e popolazione, infischiandosene dei parametri standard che, nel frattempo, si sono fatti strada nei regolamenti nazionali.

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