Sandro Penna e il suo canto segreto tra Eros e Cosmos

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“Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune”

La diversità di Sandro Penna rispetto ai poeti del primo Novecento è un sentimento vissuto in modo forte e che percorre tutta la sua vita e la sua attività letteraria. È una diversità stilistica, tematica e, soprattutto, una diversità sessuale.

L’omosessualità e, in particolare, la predilezione per i ragazzi giovani sarebbe di per sé sufficiente a farne un “diverso”. Ma anche rispetto a Pasolini, suo grande amico e come lui omosessuale, Penna si differenzia notevolmente con la sua capacità di creare un mondo impermeabile alla realtà esterna, una piccola oasi di pace fatta di mare, vento, colori brillanti e, soprattutto, fanciulli. Il dissenso è un tema marginale, che si trova per caso a toccare quello principale dei sentimenti:«Amoreggiare con te, mio bel fanciullo/è come dire al mondo: in te mi cullo./E il mondo mi perdoni questo amore/se la rima minaccia il suo pudore». L’erotismo di questi versi è ancora delicato, ma è l’insistenza con cui il poeta si sofferma sui giovani a farci percepire che in lui c’è più della pura curiosità. Col passare del tempo Penna si fa più audace: le immagini che dipinge nelle sue composizioni sono sempre le stesse – corse sull’erba o sulla spiaggia, mare blu che si staglia all’orizzonte, il vento tra i capelli o, ancora, la notte silenziosa – ma piccole variazioni fanno percepire un aumento dell’intensità della sua passione. Il generico fanciullo diventa “mio” ed è quasi onnipresente. Non è più la sua apparizione improvvisa a colpire il poeta ma i suoi gesti più minuti, che evidentemente possono essere osservati da vicino:

Indi rivolto il viso verso il guanciale/sorrideva a se stesso, con beato rossore.

Il sonno, il sorriso, il rossore: sono tutti elementi che Penna può cogliere da una posizione privilegiata: forse dal letto, dove ha consumato un rapporto con il suo giovane amico? Con il gusto per la trasgressione, tuttavia, nasce in lui il senso di colpa.

È un «male» antico, diverso dall’angoscia amorosa nella quale egli sa riconoscere – anche – una particolare gioia. Ed è proprio nella raccolta Una strana gioia di vivere che emerge netto questo nuovo stato d’animo, che fa scomparire i paesaggi bucolici fatti di prati e acque e spinge il poeta a vagare per la città in cerca di una risposta. Dopo aver vinto il riserbo che lo caratterizzava e aver dato alle stampe tutta la sua produzione Penna nel 1957 vince il Premio Viareggio insieme all’amico Pasolini, destando non pochi scandali. Nella sua poesia questo si traduce in una maggiore sicurezza e in un ritorno alla purezza dei primi sentimenti. È il momento in cui Penna sente l’esigenza di difendere il proprio diritto di amare, e, insieme a questa nuova consapevolezza, giunge anche un linguaggio meno mediato e più osceno:

La primavera rende prominente/l’angolo dei calzoni ai giovanotti./Non è una cosa oscena, non è niente,/niente di male se tu non li tocchi. 

Non viene mai meno, però, la delicatezza della sua poetica che non impedisce l’emergere dell’erosun eros fatto dapprima di sguardi rubati e desideri inconfessabili e poi di una forte rivendicazione del diritto di amare.

Tutta la poesia di Sandro Penna è connotata da un lirismo mediterraneo che ha le sue radici nel mondo greco e in particolare nell’universo di Saffo. Come in Saffo, la sua voce celebra, da innamorato della vita, la relazione tra l’umano e il cosmo: e come Saffo, ama le immagini essenziali con le quali esprimere il sentimento del quotidiano e dell’eterno, la pura presenza al mondo. Per questa influenza determinante la sua poesia rifiuta, come accadde per i poeti greci, la parola magniloquente e retorica: il suo verso esprime, attraverso il canto, le passioni umane, i moti del cuore, le erranze, la solitudine, la gioia e la disperazione. Ma è infinitamente affine allo stile e al tema greco quando il poeta celebra la forza di Eros:

Com’era l’onda sullo scoglio aperta così su quella fronte a me diletta era il mio amore – e non sapevo quanto ne gioisse lo scoglio o fosse in pianto.

Eros in quanto forza che oltrepassa i limiti, che infrange il ritmo del quotidiano introducendo sentimenti opposti, contraddittori. Si oppone ad ogni logica o comportamento razionale proprio come nei frammenti di Saffo:  “(…) Scuote l’anima mia Eros, come vento sul monte che irrompe entro le querce; e scioglie le membra e le agita, dolce amara indomabile belva”.

Eros viene spesso associato al vento o all’onda, forza segreta che anima il cosmo, forma dell’amore universale: Amavo ogni cosa nel mondo. E non avevo che il mio bianco taccuino sotto il sole.

Poeta degli angeli e degli anti-eroi, Penna è stato definito il «poeta esclusivo dell’amore». A questa definizione l’autore reagì enunciando una visione più vasta dell’amore: “Poeta esclusivo d’amore m’hanno chiamato. E forse era vero. Ma il vento qui sull’erba ed i rumori della città lontana non sono anch’essi amore? Sotto nuvole calde non sono ancora i suoni di un amore che arde e più non si allontana?“. Nell’epoca contemporanea in cui la contemplazione della natura ha ceduto il posto allo sfruttamento senza limiti delle sue risorse, la parola poetica si erge, a suo modo, contro i valori dominanti. Ma in quanto “parola poetica” non può non restare incerta, fragile, contraddittoria:

Mi adagio nel mattino di primavera.

Sento nascere in me scomposte aurore.

Io non so più se muoio o pure nasco.

Stagioni, nebbia, foschia, l’agitazione del vento: gli elementi naturali partecipano a questo sentimento d’inesattezza, d’imprecisione, d’indefinito: tra la vita e la morte, tra il sogno e la veglia, tra il sole e l’ombra, la gioia e la tristezza.

Il ritmo della poesia di Sandro Penna è lento, inesorabile, come una sorta di moto siderale, orbita di pianeti, respiro animale. Il poeta scopre un mondo fatto di intime connessioni, nel silenzioso grembo della valle: nella continuità della coscienza emerge di nuovo «l’antica vita». Una parola poetica profondamente musicale: come se la storia del cuore umano si possa raccontare solo attraverso il canto. La poesia di Penna ha il potere di far rivivere il ricordo, è capace di ricreare mondi attraverso evocazioni leggere di sfumature, luci, suoni, odori. La sua poetica solare risiede in quella vertiginosa scorciatoia della poesia che parte dalle sensazioni per giungere ad una visione cosmica: ed è nel cuore della nostra poetica mediterranea che ritroviamo il “mistero in piena luce”.

Animale lucente di sole: il mio cuore riluce di te. Animale di sole lucente: il mio cuore riluce e la mente (Confuso Sogno) Non vedi? Al sole i gatti dormono a due a due.

In altre parole, lo scrittore ha la facoltà di vedere il sacro nel quotidiano poiché arriva consacrare un luogo e, in un certo senso, a renderlo assoluto. Narra con dolcezza saffica di quegli eventi che ormai non appartengono più ad un individuo, che vanno al di là di ogni storia personale diventando Arte, quell’arte che si può considerare tale quando diventa qualcosa di più, quando fa ormai parte della vita.

L’amore, il vecchio amore dall’anima puntigliosa? Le calme gioie della sensualità. L’intenso amore, cuore, senza cuore, d’accordo con la vita.

 

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