Le nuove frontiere dell’erotismo: “The Etical Slut”

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Il mondo dell’erotismo si evolve velocemente tanto quanto i nuovi modi di comunicare: basta fare un giretto sul web per rendersi conto di quanti siti di “hot line” esistano: la hotline è diventata una delle nuove frontiere per l’erotismo a distanza, seppure le linee erotiche non siano proprio una novità dell’era tecnologica. Presenti infatti fin dagli anni ’60, si sono appunto semplicemente evolute, diventando un apprezzato modo per vivere la propria sessualità in modo differente ed in completa privacy. La chiamata ad una hotline costa un tot di centesimi al secondo, poi un tot al minuto, fino a 15 euro di spesa massima. Oltre quella, per fortuna è stato stabilito un tetto massimo, un “cliente” non può andare. La conversazione si stacca automaticamente e se il “cliente” vuole continuare allora deve richiamare; molti chiamano più e più volte, perché la voglia e il desiderio di una compagnia femminile risulta, a quanto pare, irresistibile e irrinunciabile. Il guadagno per una telefonista di questo genere si aggira attorno ai mille euro mensili, con straordinari per i notturni. Possono ritrovarsi a lavorare comodamente a casa propria, o in un vero e proprio call center. Business regolare quindi, regolarmente tassato, che deve offrire esattamente ciò che promette: soddisfare ogni richiesta avanzata dal cliente che chiama. Più una telefonista sarà brava nel “recitare” il ruolo che gli verrà chiesto, più il cliente rimarrà soddisfatto e quindi invogliato a richiamare, diventando così cliente affezionato.

Ma negli ultimi tempi si parla sempre più di un fenomeno realmente nuovo: il poliamore. Con questo termine si fa riferimento non tanto a chi fa sesso con più di una persona, ma a chi stabilisce più relazioni amorose con partner diversi. A questo “neologismo” se ne associa spesso un altro: “kink”, coniato per definire la sessualità “non classica”. Un dato interessante, emerso recentemente in un articolo pubblicato sulla rivista Sexual and Relationship Therapy, è che pochi studi accademici si sono concentrati sul rapporto esistente tra kink e poliamore, sebbene ci siano molte persone che si identificano in entrambe le categorie. Il poliamore è addirittura considerato la norma, in alcune subculture kink.

Nel dettaglio con questo aggettivo ci si riferisce a tutti coloro che scelgono delle preferenze non convenzionali come forma di espressione erotica e/o sessuale principale. Entrando ancora di più nel merito, la sessualità kink include il BDSM (ovvero tutte quelle pratiche connesse a giochi di potere, dare e ricevere dolore, restrizioni fisiche, umiliazioni psicologiche, e roba del genere) ma anche tutti gli scenari dei giochi di ruolo, il feticismo (l’eccitazione sessuale connessa ad un oggetto particolare), l’esibizionismo (l’eccitazione sessuale connessa al mostrarsi nudi agli altri) ed il voyeurismo (l’eccitazione connessa al vedere altri nudi o mentre hanno rapporti sessuali). Rientrano in questa categoria anche tutti coloro che praticano più frequentemente il sesso “tradizionale” ma incorporano anche il kink nelle loro interazioni erotiche e/o sessuali, e ovviamente tutti coloro che invece hanno proprio una relazione di coppia orientata al kink, estendendo quindi la dinamica del potere anche nella relazione, oltre che nelle interazioni sessuali. Per la complessità del fenomeno quelli che si identificano sia con kink che con poliamore hanno una visione della relazione di coppia molto diversa da quella tradizionale; il successo di queste relazioni sembra basarsi sulla trasparenza, sulla comunicazione, sul consenso reciproco e sull’interesse a coltivare la crescita individuale anche nella sfera sessuale. È ovviamente importante che ci sia intimità emotiva oltre che fisica e il rapporto consensuale deve essere la caratteristica basilare degli stili di vita kink e anche del poliamore: senza di questo, infatti, le interazioni legate al kink potrebbero essere interpretate come abusi ed il poliamore come semplice infedeltà. Altri temi identificati come importanti in entrambe le subculture sono l’apertura alla diversità sessuale e di genere, oltre che la voglia di sfidare le norme sociali.

Da quando il poliamore viene trattato meno come una novità assurda e più come un modello di relazione valido, il mondo dell’entertainment ha imparato a rifletterci su: nella web serie in otto episodi Unicornland, Annie (Laura Ramadei) prova a esplorare la sua sessualità dopo la fine del suo matrimonio. Lo fa attraverso la pratica dello ”unicorning”, ovvero si unisce a una coppia per fare del sesso a tre. Ogni episodio, che dura dai tre ai sette minuti, introduce Annie a una nuova tipologia di relazione: etero, lesbica, kinky o matrimoni molto lunghi che hanno bisogno di nuova energia. Dipinge uno schema molto specifico di poliamore, ma così facendo analizza la ricchezza e la complessità delle tipologie di coppie moderne che vengono completamente ignorate dai media mainstream. Gli otto episodi guidano gli spettatori attraverso una serie di problemi che accadono alle coppie poliamorose, tra cui la gelosia e la sperimentazioni ai confini dell’etica e del rispetto. Nel sesto episodio, Kim (Ali Rose Dachis) torna dal bagno e vede Samara (Diana Oh) e Annie amoreggiare nel letto. «Abbiamo delle regole», dice. «Niente baci durante queste serate». È una battuta semplice, ma fa capire quando lavoro ci sia dietro il mantenimento di una sana relazione poliamorosa, senza arrivare ai drammi di Proposta indecente.

Nel 1997, la casa editrice indipendente Greenery Press, pubblicò The Ethical Slut: A Guide to Infinite Sexual Possibilities (in Italia, La zoccola etica. Guida al poliamore, alle relazioni aperte e altre avventure, edito da Odoya). Il libro vendette 200mila copie. Nei due decenni successivi dalla pubblicazione, il poliamore si è diffuso così tanto che, sebbene non sia diventato una pratica di massa, viene comunque molto più accettato e compreso. Secondo un articolo di Psychology Today del 2014, almeno 9,8 milioni di americani hanno una relazione non monogama.

Una delle cose determinanti di The Ethical Slut è che usa un linguaggio colloquiale; la maggior parte dei primi libri sul sesso erano scritti come se fossero destinati a un pubblico di medici o di persone completamente estranee a quello di cui parlavano. La nuova edizione di The Ethical Slut è in libreria vicino ad altre pubblicazioni importanti, come Action di Amy Rose Spiegel e Future Sex di Emily Witt, due libri pubblicati da case editrici importanti che combinano un tono colloquiale con l’esperienza personale, sfidando le convenzioni all’interno del mondo del sesso. È diventato praticamente un libro molto caro alle persone e tutti gli argomenti che fanno paura o che creano imbarazzo vengono toccati, fornendo così a chi ne sente il bisogno, un valido supporto.

Insomma, il poliamore sembra essere diventata una nuova norma culturale. In alcune di queste comunità, un individuo che si identifichi come monogamo può, infatti, avere difficoltà nel trovare un altro partner monogamo. Questo, combinato con la presenza di numerosi modelli che nella propria cultura vivono in questo modo, può influenzare fortemente un individuo dapprima monogamo a ritenere il poliamore non solo come una strada possibile ma probabilmente necessaria. Evidentemente il panorama della sessualità e del modo di creare relazioni si sta modificando velocemente e ci mostra un modo innovativo o forse semplicemente provocatorio di come le persone, uomini e donne, stiano cercando di sfidare i modelli tradizionali presenti nella nostra società.

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