“L”unica anormalità è l’incapacità di amare”: Anaïs Nin

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Il romanzo erotico è un genere piuttosto longevo che ha da sempre conosciuto l’apprezzamento, prima segreto e quasi carbonaro, poi sempre più manifesto, di cultori, appassionati, semplici curiosi. Ci sono illustri e famosi antenati, nella storia di questo genere. Da tempo ammiccamenti erotici vengono usati negli spot, sulle copertine dei settimanali. Attrici e attori si esibiscono sensualmente su calendari dove i loro corpi vengono offerti in pose “nature”, completamente senza veli, allusive ed eccitanti. Per non dire di locali fetish, hard, con scambi di coppie e dark room. I video musicali più trendy non dimenticano di mostrare scene erotiche o che all’erotismo fanno chiaro riferimento. E il sesso funziona in libreria: il libro di Melissa P., la giovane minorenne di cui si è tanto parlato, è stato un fenomeno letterario, così come Silvia Rocca, autrice di erotic-thriller, brillante e audace promessa del genere, fino alle “50 sfumature di grigio” da cui è stato tratto un film di successo, anche se meno di successo del libro e già questo la dice lunga sul senso del pudore e sui tabù che tuttora permeano l’argomento che si preferisce affrontare e godersi in privato.

Un genere spesso ipocritamente ignorato o identificato come una perversione, è in realtà costituito da volumi ai quali viene riservato uno scaffale nascosto della biblioteca.

Eppure hanno scritto letteratura erotica moltissimi autori considerati di serie A: Apollinaire, BretonArgon, Miller solo per citarne alcuni e il genere ha origini antichissime, e colte. Uno dei primi romanzi erotici fu il Kamasutra di Vatsyayana, databile intorno al 300 d.C. E’ curioso pensare alle polemiche suscitate dal libro di Melissa, quando questo testo addirittura faceva parte della letteratura “Smrti”, (che significa tradizione, memoria), un tipo di letteratura che per secoli ha regolato la vita degli indù e che comprende insegnamenti di carattere morale, giuridico ed esegetico, nonché i grandi poemi epici come la Bhagavad-Gita e i sei principali sistemi filosofici. Negli anni il termine stesso Kamasutra è diventato prima divulgativo, poi sinonimo degenerato di congiungimenti carnali arditi e posizioni eccentriche.

Si continua quindi a considerare autrici erotiche scrittrici come Colette (prima donna ad entrare nell’Accademie Francaise) o come la meno conosciuta ma sempre molto brava Jean Rhys o persino Djuna Barnes. Queste scrittrici, “autrici delle passioni”, esprimono piuttosto l’audacia femminile, forse estremizzata ma considerarle “erotiche” probabilmente è soltanto una falsa prospettiva. Certo, per l’epoca in cui vissero, risultarono fuori dagli schemi, scandalose.

Bataille, uno dei massimi scrittori in tal senso, affronta un paradosso: “l’uomo, per essere tale, deve distaccarsi dall’animalità, dunque porsi dei divieti che riguardano il sesso, la morte, le deiezioni. Ma la semplice sessualità è necessaria alla vita, e dunque al suo riguardo è necessario sia porre divieti sia trasgredirli; di qui la nascita dell’erotismo, questa trasfigurazione specificamente umana della sessualità, che si presenta sempre al cospetto della nudità e si spalanca come una ferita nella natura umana”.

Tra le scrittrici più audaci e più controverse del Novecento, che sembra incarnare il paradosso di Bataille, è generalmente considerata Anaïs Nin, una scrittrice americana affascinante, cosmopolita e dall’eleganza oriental-mitteleuropea, cresciuta tra l’Europa e New York, e che ha destato profondo scalpore nell’ambiente letterario con i suoi racconti. La sua opera più nota è probabilmente il Diario, una raccolta di scritti autobiografici in forma, appunto, di diario, iniziata nel 1931 (e aggiornata fino alla morte), che è stata pubblicata a partire dal 1966.

Certamente influenzata dal piglio di Henry Miller (con il quale aveva intrecciato una relazione, oltre ad avere instaurato con lui una forte collaborazione sul piano più propriamente letterario), Anaïs scopre presto di amare la scrittura, e comincia a farlo ininterrottamente e con grande passione. Ma è proprio grazie a Miller che scrive racconti erotici declinati al femminile: negli anni quaranta un collezionista di libri diede 100 dollari al mese a Miller per scrivere racconti sul sesso e poiché lui si annoiò presto di quel lavoro, prima ne rise con l’amica-amante e poi decise di renderla partecipe. Anaïs scoprì così la libertà del sesso, diventando ben presto scrittrice apprezzata anche nel campo della letteratura erotica. Emblematico il suo più famoso libro “Il delta di Venere“, dal quale è stato tratto un film.

La sessualità di Nin è complessa quasi quanto l’opera di auto-analisi che sono i suoi diari. Annoiata dalla piega borghese che prese il matrimonio con Hugo, non si tirò indietro nell’intrecciare relazioni extraconiugali. A Parigi amò June, la moglie di Miller; intrecciò una relazione anche con Otto Rank, il suo psicoanalista. Nel volume III del Diario (1939-1944) annotò la propria infatuazione per la pittrice Bridget Bate Tichenor.

Al suo Diario scrisse per tutta la vita; aveva cominciato a farlo ragazzina quando l’abbandono del padre che andò via con un’altra donna le creò un bisogno di scrivere per registrare sensazioni e stati d’animo che altrimenti temeva di perdere per sempre, appunto come il padre. Scrivere quindi non per fama o compiacimento ma per dare luminosità e conferire un significato simbolico alla vita vissuta, per vedere il mito che emerge dalla vita attraverso l’esperienza diretta prima, e filtrata poi attraverso la scrittura. Scrivere diventò per lei missione e ricerca oltre che necessità, per raggiungere infine “il momento sommo di fusione ambito dai mistici, dai poeti, dagli amanti, un senso di comunione con l’universo.”

La lettura del Diario tiene incollati alle pagine per la vitalità e la passione con cui è scritto, le stesse forze che guidavano Anaïs nella sua vita, nelle scelte di ogni giorno, nelle esperienze lavorative (modella, ballerina, stampatrice, psicoanalista) e amorose. Non serve condividere e accettare quelle scelte per restare affascinati da uno spirito assetato di vita, che si è mosso in un periodo storico complesso, attraversato anche da due guerre mondiali, con una grazia, un’eleganza e una forza uniche.

Esiste d’altronde una tensione erotica costante che parte da Adamo ed Eva e arriva alle sfumature non sempre grigie di oggi: una specie di afrodisiaco narrativo; non esiste la traduzione in italiano ma in America si chiama URST, Unresolved Sexual Tension. L’Urst non è l’impedimento classico, e non è un espediente narrativo, non esiste nemmeno una letteratura in merito, si tratta forse dell’atmosfera narrativa che rientra nella costruzione dei personaggi, una forma di desiderio: date ai personaggi un desiderio mai svelato e mai risolto e sarà vostro per sempre. Una fantasia nella fantasia, un’aspettativa sessuale (quasi) mai soddisfatta o comunque se soddisfatta con conseguenze notevoli e notevoli difficoltà.

Qualcuno ha paragonato il “Diario” di Anaïs Nin a “La ricerca del tempo perduto” di Proust, un accostamento di primo acchito audace ma che mette in luce la “ricerca” non meno profonda e la scrittura vissuta imprescindibilmente dalla vita stessa, come in Proust, declinata al femminile. Il Diario riflette la ricca interiorità di una donna dalla grande sensibilità artistica, coraggiosa testimone del suo tempo, che ha saputo esplorare i territori della passione e dell’eros compiendo un percorso conoscitivo che non ha uguali. Oltre ai Diari, molto particolari i testi raccolti nel “Delta di Venere” (dai quali è stato realizzato un film) e nei quindici racconti di “Uccellini”, scritti con un linguaggio lunare e acquoso, seducente e avvolgente che rimangono indimenticabili.

Concentrarsi interamente sulla vita sessuale non è naturale” ha scritto la stessa Nin, “(…)Diventa qualcosa come la vita della prostituta, un’attività anormale che finisce con l’allontanare la prostituta dal sesso. Gli scrittori forse lo sanno. Per questo hanno scritto soltanto una confessione o pochi racconti sull’argomento, per soddisfare la loro onestà nei confronti della vita, come fece Mark Twain. (…) La vita sessuale di solito è avvolta in molti strati, per tutti noi – poeti, scrittori, artisti. E una donna velata, mezzo sognata.”

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