L’oscurantismo globale che censura l’eros preraffaellita

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La decisione della Manchester Art Gallery di rimuovere il dipinto di John William Waterhouse, “Hylas and the Nymphs” è solo un episodio di massima stupidità o è qualcosa di molto più complesso? Se lo domanda Alberto Abruzzese dalle pagine de Il dubbio, e avanza delle ipotesi.

Intanto, ricordiamolo, già in precedenza era stato censurato un dipinto di Balthus, «Thérèse dreaming», controverso dipinto che raffigura una ragazzina in atteggiamenti provocanti esposto al Metropolitan Museum di New York, contro il quale era stata lanciata una petizione che ha superato le 8 mila firme: secondo i promotori dell’iniziativa, l’opera dell’artista francese di origine polacca, realizzata nel 1938, dovrebbe essere rimossa dal museo perché «promuove la pedofilia». Considerato l’attuale clima intorno alle molestie sessuali e alle accuse pubbliche che aumentano di giorno in giorno – si legge nella petizione -, mettendo in mostra questo dipinto, il Met sta nobilitando il voyeurismo e la riduzione dei bambini a oggetti». Intervistata dal Daily Mail, Mia Merrill afferma che «la bambina ritratta potrebbe avere al massimo 11 o 12 anni» e suggerisce di sostituire l’opera con un quadro di una pittrice dello stesso periodo di Balthus, morto nel 2001: «Classificherei questo lavoro nella categoria pornografica – dichiara Merrill -. “Dopo aver lanciato la petizione, ho ricevuto tanto sostegno e ciò mi ha molto sorpreso”. Da parte sua il Met ha fatto sapere che non rimuoverà il dipinto dal museo perché l’opera «appartiene alla storia della pittura europea» e la missione del museo è quella di «raccogliere, studiare, preservare e presentare» i lavori di tutte le epoche e di tutte le culture: “Momenti come questo offrono un’opportunità di conversazione – dichiara Ken Weine, responsabile comunicazione del Met – e l’arte visiva è uno dei mezzi più importanti che abbiamo per riflettere sul passato e sul presente, incoraggiando la continua evoluzione della cultura esistente attraverso discussioni informate e rispettose per l’espressione creativa”. Se Balthus non era proprio indenne dal porno, mi viene subito da pensare, anche se lo sapeva fare da grande artista e con grande rispetto, che dire allora di quel “geniaccio autoreferente” di Picasso? Guardando peraltro la ragazzina Therese ritratta nel dipinto con uno sguardo più limpido, il rimando sembrerebbe piuttosto essere a un’atteggiamento naturale e corrispondente all’adolescenza che rappresenta.

Poi è la volta di “Hylas and the Nymphs” di John William Waterhouse, artista britannico preraffaellita. Il fenomeno è una novità, stiamo parlando di dipinti “preraffaelliti” cioè risalenti alla prima metà dell’Ottocento: ascrivibile alla corrente del simbolismo, può essere definita – insieme al raffinato simbolismo di Klimt e alle forme del liberty – l’unica trasposizione pittorica del decadentismo.

Il dipinto, che mostra «Fanciulle di fresca bellezza e dall’allegro sorriso” nel giudizio della Manchester Art Gallery, che lo ha rimosso dalle sue pareti, è un quadro che espone fanciulle che possono anche essere viste come una fantasia erotica inadatta e offensiva per il pubblico moderno.

Sembra decisamente un eccesso: il nostro mondo si sta pericolosamente trasformando. Può essere che non si tratti ancora di quella potenza istintiva che da movimenti allo stato nascente arriva poi a farsi istituzione (stato, educazione, leggi e pene). “Forse non sono ancora apparati specificamente preposti a prendere l’iniziativa, ma sono persone che, da professionisti inquadrati nelle istituzioni, decidono di “provvedere” – per convinzione o opportunismo – “ sostiene Abruzzese, “in nome di un popolo sobillatore, in buona e cattiva fede”.

Sono ancora casi isolati, eppure potrebbero crescere e riuscire a raggiungere una soglia di non ritorno. Certamente c’è da pensare alla ricaduta di millenni e secoli di dominio degli uomini sulle donne e di conseguenza l’accendersi ora di un’epoca di rivalsa delle donne, un conflitto in cui si aggirano sciacalli e profittatori d’ogni risma e sesso. Una ondata di superstizione che, come è già accaduto, potrebbe crescere d’impeto e forza tanto da trasformarsi in religione, una neo- religione selvaggiamente schierata contro il cinico relativismo raggiunto dalle tradizioni di fede occidentali – comprese quelle ideologiche e politiche – e decisa a riempire il vuoto che tali tradizioni hanno lasciato nella gente comune, tanto a lungo assuefatta ai loro catechismi pubblici e privati.

S’intravede un balenìo di sentimenti iconoclasti di memoria orientale, non solo contro l’oscenità dei corpi (dalle reti del porno alla Ninfe della Manchester Art Gallery) ma un più totale rifiuto delle immagini, di qualsiasi immagine si tratti. “C’è l’albore dell’emergere, proprio dentro la stessa felicità dei consumi, di una infelicità più grande”, di un malessere esistenziale e psicofisico ben più profondo del benessere continuamente assediato dalle forze nemiche del quotidiano.

Anche la sfera dell’arte viene sottratta al suo più classico statuto: la licenza di arrivare a dire tutto ciò che nella società è interdetto ma a patto di disporre di una estetica in grado di interfacciarsi dialetticamente con le etiche e persino le politiche del proprio sistema di appartenenza, è conquista squisitamente occidentale, come il teatro ha insegnato per millenni. A lungo succubi, gli incolti dell’arte – di quella che si conserva nei musei, nelle gallerie, nelle case dei ricchi, si insegna a scuola e si vende a cifre astronomiche, proibite, e che le arti nuove continuano a riciclare sugli stessi mercati – forse potrebbero cominciare a rivoltarsi, non più istintivamente ma consapevolmente, contro ogni icona dei valori e delle forme che li hanno da sempre assoggettati.

“Questi insorti”, ipotizza condivisibilmente Abruzzese – “diseredati da una terra che è stata sempre promessa loro – potrebbero arrivare a decidere di interdire l’ostentazione pubblica di tutti i beni di cui non possono disporre, a meno di non mettersi fuori legge”. Il fatto stesso che la fiction di massa stia scaricando tonnellate di devianza – orge, sangue e morte – sui monitor quotidiani degli spettatori comuni, potrebbe essere scambiato per antidoto, compensazione, deterrente di una possibile rivolta contro le libertà esclusive, materiali e spirituali, delle arti di “vecchio regime”. Ma questa fantasmagorica offerta a chi ha fame e continua a vivere dal basso di una tavola bandita per altri pochi commensali, potrebbe anche rovesciarsi in bacino di coltura di affamati sempre più consapevoli non solo dei propri appetiti ma dell’umanità intera. A tutto ciò sembra riferirsi la fantascienza attuale, in cui, come mai prima, messa alla prova della tecnologia c’è la stessa carne sofferente che la produce: la cerimonia del potere, della volontà di potenza e del desiderio, è terreno comune.

in copertina: “Hylas and the Nymphs”, di John William Waterhouse

all’interno dell’articolo: “Thérèse dreaming”, di Balthus

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