Vucciria e street artist: nobili emozioni, arte, denuncia e imbrattamento

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La notizia della presentazione del Piano di Riqualificazione della Vucciria a Palermo ripropone il rapporto – a volte drammatico, a volte commovente – tra l’utilizzo di graffiti come elemento di comunicazione artistica e denuncia sociale da un lato, e il decoro urbano dall’altro. Anche Palermo ha il suo street artist alla stregua di Maupal o Banksy che, utilizzando gli edifici bombardati di piazza Garraffello, ha trasformato il luogo che una volta ospitava il mercato storico della Vucciria in una esposizione permanente di denuncia sociale antiglobalizzazione.

Il contenzioso tra Uwe Jäntsch – questo è il nome dell’artista – e il Comune di Palermo sul decoro pubblico di piazza Garraffello risale al maggio del 2014 quando l’artista pensò di denunciare il degrado di quella parte del centro storico della città utilizzando una bomboletta spray di vernice rossa per scrivere sul marmo della fontana “Si vende”, suscitando giustamente le critiche dell’opinione pubblica e beccandosi una multa di poco più di € 15.000. Che cosa c’è di commovente in tutto questo? Niente, se non il fatto che un artista utilizza l’emozione per esprimere la propria arte.

Un elemento interessante della street art è che essendo, appunto, di strada suscita la reazione di chi la vede e può cogliere i suoi messaggi in maniera spontanea e inavvertita, passandovi davanti senza l’intenzionalità che una visita al museo può avere. Certo può piacere, come non può piacere. Il messaggio sociale può essere condiviso o meno, ma in ogni caso quello che in genere succede è che il murales rimane impresso sull’intonaco delle pareti degli edifici fino a quando l’autorità pubblica non lo rimuove. E qui nasce l’interrogativo che in molti si chiedono, se i writers o gli artisti da strada abbiano o meno commesso un atto contro il decoro pubblico. E passeggiando per il centro storico di Palermo la domanda non può che sorgere a ogni piè sospinto. Del resto, anche se compiuto da un’artista con le migliori intensioni di denuncia sociale, l’imbrattamento di una fontana del XVI secolo è un atto incivile. Chissà con quali intensioni è stata deturpata la statua di Garibaldi a piazza Giulio Cesare qualche mese fa? Per non parlare delle logiche che stanno dietro al sistematico imbrattamento degli edifici storici del centro storico – spesso appena restaurati e promuovendo il decoro del quartiere – con scritte incomprensibili ai molti.

Il sapore della denuncia a Palermo non è sempre civile. Del resto lo sappiamo tutti che le facciate degli edifici pubblici sono da sempre serviti per promuovere dei messaggi, dai manifesti elettorali alle targhe commemorative, alle lapidi in ricordo dei nostri morti per mafia. Però gli edifici storici no, devono essere lasciati fuori da queste logiche di abbrutimento e deturpazione. La denuncia, positiva di sé, non può lasciare adito a fraintendimenti. Deve essere un messaggio chiaro, deciso, anche ironico, ma mai volto a ledere l’identità culturale della nostra città.

 

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