I siciliani amano Gino Paoli. Tour a Enna e Marsala

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NAPLES, ITALY - MAY 15: Gino Paoli attends the ''Ti lascio Una Canzone'' show at the Auditorium of Naples on May 15, 2010 in Naples, Italy. (Photo by Alessandro Cuomo/Getty Images)
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Intatta, ed ha 82 anni, pressoché intatta è la voce di Gino Paoli nella sua estensione dalle dentali dense e sensuali al miele sul palco del teatro Garibaldi di Enna sommerso dagli applausi di un tutto esaurito, nella stagione diretta da Mario Incudine, prima dell’altra tappa siciliana al teatro Impero di Marsala. Con qualche striatura roca impressa, più che dall’età, dalle sigarette, tanto che ne fumerà tre durante settantacinque minuti fascinosi, che spazieranno dai suoi pezzi ormai classici al jazz caldo Usa al repertorio napoletano. Baffi spioventi e basette canute, niente più occhiali da tempo, gli occhi chiusi e il completo di velluto blu, lo mantengono ancora un ragazzo che non cederà mai alla vecchiaia. Siede su uno sgabellone e non sempre, accanto ha un leggio per non perdere le parole, le uniche differenze più comode di un profilo da palcoscenico calcato a gambe larghe e con un che di strafottenza ormai da sessant’anni.

Lo amano, lo si sente in mezzo al pubblico e non sono solo over cinquantenni, pubblico borghese, e gli perdonano tutto, una vita sregolata, una pistola puntata al cuore e quel proiettile che ancora porta avvolto nel pericardio, quei due milioni finiti con imbarazzo in Svizzera e le tante donne amate a modo suo, tante quante le canzoni poetiche che ha scritto sul tema, la sua stella polare.

Accanto a lui, c’è solo Danilo Rea, eccellente pianista che reinterpreta i brani, li estende, ne sottolinea la levità e la bellezza. Si comincia insolito, “Una furtiva lagrima”…negli occhi suoi spuntò, aria celeberrima da L’Elisir d’amore” di Donizetti, perché, si diceva, si spazia in omaggio alla grande musica italiana e non solo. Ed è quando Gino arrota la lingua sulle “esse” di Sapore di sale, che un brivido percorre la platea siciliana che annette quel brano magistrale alla propria terra con una disfida tra Eraclea Minoa e Capo d’Orlando dove l’artista in quelle spiagge fece tappa con una stupenda post-adolescente, quella Stefania Sandrelli, cui la canzone è dedicata, non ancora maggiorenne che fece scandalo nell’Italia puritana dell’epoca e che fece anche una figlia, Amanda, con lui. La si riesce ad immaginare archetipo della ninfa ellenica che emerge dal mare siciliano come una benedizione per le messi e per le genti. “Quando esci dall’acqua e ti vieni a sdraiare vicino a me, vicino a me”.

All’amico Luigi Tenco, che proprio 50 anni fa finì trentenne la sua vita in una stanza d’hotel durante il festival di Sanremo, dedica poi la magnifica e struggente “Vedrai vedrai”, interpretata come un recitativo. Perché gli amici artisti e le donne sono essenza e motivo di vita. Con Tenco e Lauzi girava in trio per le balere a cavallo dei Sessanta, fondando senza saperlo la scuola dei cantautori genovesi, la beat generation italiana, che, unico genere europeo, rivoluzionò la musica. Danilo Rea proporrà un piccolo intermezzo al piano solo, fra Endrigo, Bindi, De André, Lauzi e altri, che Gino spiegherà con l’intento di non dimenticare chi ha lasciato la sua impronta nell’arte musicale del nostro Paese. Ma chi è in grado di dimenticarli?

Un altro momento culminante si accende, tra il fil di fumo di una sigaretta ancora, passando tra “Il cielo in una stanza”, “Reginella”, e “Passione” di Libero Bovio, con “Io lavoro al bar di un albergo a ore…porto su il caffè a chi fa l’amore…”, che da Edith Piaf (Les amants d’un jour) emigrò in Italia grazie ad Herbert Pagani, fu censurata e passò dalle labbra di tanti, da lui stesso, da Milva, dalla Vanoni, altra importante musa, compagna di vita e di palcoscenico, donna destinata a ispirare e a cantare un altro pezzo forte, “Una lunga storia d’amore” (..ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai…). Chiude, come era d’obbligo, “Senza fine” (…tu sei un attimo senza fine..). Come la parabola di un artista come Gino Paoli che non si spegnerà finché avrà vita.

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