Ricordando Filippo Basile, vittima della tracotanza mafiosa: Mazara del Vallo gli intitola una via

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Come ogni anno dal 2000 a oggi, nell’atrio dell’assessorato regionale all’Agricoltura è stata deposita una corona di fiori in memoria di Filippo Basile, presenti i vertici istituzionali, e un gruppo di dipendenti regionali si è raccolto nel piazzale Filippo Basile, nel luogo e nell’ora del suo omicidio. Inoltre, al comune di Mazara del Vallo è stata intitolata una via all’integerrimo funzionario vittima della tracotanza mafiosa. L’iniziativa è stata promossa dall’Aif (Associazione Italiana Formatori) che da tempo ha istituito un premio nazionale dedicato alla memoria di Filippo Basile. Nel corso della Giornata della Trasparenza della Regione, tenutasi all’Aula Magna della facoltà di Giurisprudenza, l’assessore della Funzione pubblica Bernadette Grasso ha annunciato che il prossimo anno, alla ricorrenza dei vent’anni dal suo omicidio, sarà promossa un’importante iniziativa per ricordare Basile coinvolgendo il maggior numero di dipendenti regionali.

Ma chi era Filippo Basile?

Purtroppo, pochi conoscono la sua storia, come quella di Giovanni Bonsignore, altro funzionario regionale vittima, agli albori degli anni ’90, della mafia. Filippo Basile, dopo la laurea in Economia e Commercio, era stato assunto dalla Regione nel 1989 per avere superato uno degli ultimi concorsi per dirigenti. Aveva preso servizio presso l’assessorato all’Agricoltura e si occupava della gestione del personale. Un lavoro routinario per chi l’affronta con sufficienza, impegnativo per chi pretende rigore prima di tutto da se stesso. Gestire il personale significa anche istruire i procedimenti disciplinari nei confronti di chi viola le regole di comportamento prescritte dai codici. L’istruzione di un procedimento disciplinare, se quanto accertato si rivela gravissimo, può condurre al licenziamento. Un procedimento disciplinare fu fatale a Filippo Basile. Quello legato all’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso e di tentato omicidio riferita ad Antonino Valerio Sprio, anche lui funzionario in quell’assessorato. Il procedimento disciplinare fu condotto da Basile con tenacia e non lasciava scampo: Sprio doveva essere licenziato. Allora, però, i provvedimenti erano firmati dagli assessori. Il fascicolo contenente il provvedimento di licenziamento di Sprio invano fece la spola tra l’ufficio di Basile e quello dell’assessore, peraltro paesano di Sprio. Fino al pomeriggio del 5 luglio 1999. Quando Filippo Basile, uscendo dall’assessorato, non riuscì a raggiungere la sua auto perché freddato d un vicario assoldato da Sprio. Quel giorno Basile lasciò gli affetti della moglie, la medica e docente universitaria Maria Rita Buongiorno e del giovane figlio. Dopo pochi giorni – guarda caso – l’assessore firmò il licenziamento di Sprio. Dettaglio: l’assessore si chiamava Totò Cuffaro e avrebbe fatto carriera diventando presidente della Regione per due legislature. La seconda però interrotta da una vicenda giudiziaria legata a vicende di mafia che lo condurrà in galera.

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