Mursia pubblica una “Antologia di poeti contemporanei”, due siciliane: Insana e Rimi

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La poesia è l’espressione letteraria più alta. Ma anche la più bistrattata. Basta farsi un giro per le librerie per rendersene conto. Alla poesia è riservato, e non sempre, un piccolo scaffale, un angolo angusto in cui trovano rifugio solo i classici oggi in voga. Non vi troverai le silloge dei poeti contemporanei anche se pubblicate da editori di grido: per leggerle dovrai ordinarle.

I libri di poesia non hanno mercato, sebbene – paradossalmente – se ne stampino in quantità industriale. Specie da quando si è imposta la versificazione libera non assoggettata a rigidi schemi metrici, tutti ci crediamo poeti e scriviamo poesie. Fenomeno non nuovo, tanto che Croce provocatoriamente diceva che si è autorizzati a scrivere versi sino a diciotto anni, poi possono scriverli solo due categorie di persone: i poeti e i cretini.

E allora, chi vuole accostarsi alla poesia, capire le tendenze contemporanee, leggere gli autori più significativi che cosa deve fare? Come può orientarsi nel mare magnum della produzione di versi?

Di recente la casa editrice Mursia ha pubblicato “Antologia di poeti contemporanei”(sottotitolo: “Tradizioni e innovazione in Italia”). Il libro è curato da Daniela Marcheschi, docente in Italia e all’estero di Letteratura italiana e Antropologia delle Arti, critica letteraria tra le più acute. L’antologia, per come è strutturata, può essere una delle bussole per instradare chi, smarrito dalla bulimia dei versificatori del tempo libero e dalla marginalità del mercato editoriale, vuole conoscere i poeti di oggi e i loro canali comunicativi.

L’antologia, infatti, è aperta da un’introduzione della curatrice che illustra lo stato dell’arte della poesia contemporanea. La Marcheschi tocca vari punti: dall’eccesso di raccolte prive di alcun pregio agli spazi editoriali dove la poesia trova ospitalità, dalla saccenteria snobistica di molta critica letteraria all’umiltà necessaria per chi vuole approdare nei sentieri dell’espressione lirica, dalle opportunità e dai rischi del web alla realtà mortificante delle pubblicazioni a pagamento, dalla babele dei concorsi alle riviste letterarie. La curatrice, poi, rivendicando la responsabilità assuntasi con le scelte effettuate (responsabilità da cui rifuggono oggi tanti critici), spiega i criteri che l’hanno guidata nella selezione –l’incisività del messaggio e la ricerca espressiva nel segno dell’innovazione – e presenta, sinteticamente, i poeti dell’antologia. I poeti prescelti sono ventuno, e di essi la Marcheschi ci offre un profilo prima biografico e poi critico.

Non mancano in “Antologia di poeti contemporanei” i nomi più noti (nella misura in cui possa parlarsi, in tali contesti, di notorietà) dell’attuale panorama: Franco Loi, Maurizio Cucchi, Giorgio Manacorda, Elio Pecora, e con essi voci autentiche che riescono a trasmettere ai lettori quelle emozioni che solo la vera poesia, mai estemporanea e sempre frutto di travaglio creativo, sa offrire.

Tra le voci prescelte, due sono siciliane: Jolanda Insana e Margherita Rimi.

Jolanda Insana, messinese che da tempo vive a Roma dove è stata a lungo docente di Latino e Italiano nelle scuole superiori, è una poetessa di lunga militanza, colta e popolare, aulica e giocosa, legata alla tradizione dantesca e dei classici latini, ma anche agli impasti linguistici di Gadda. La sua poetica, da esplorare con la debita attenzione, è attraversata da tensioni esistenziali e civili, e talora sprigiona ironia rivelando sulfurea vena epigrammatica: “Pupara sono / e faccio teatrino con due soli pupi / lei e lei / lei si chiama vita / e lei si chiama morte”.

Più giovane ma non meno apprezzabile è Margherita Rimi, di Prizzi ma da anni residente ad Agrigento, nelle cui strutture sanitarie esercita la professione di neuropsichiatra infantile occupandosi, tra l’altro, di violenze e abusi sui minori, disturbi alimentari. Il suo è un percorso lirico originalissimo che ha al centro l’universo dei bambini. La ricerca poetica, nella Rimi, s’interseca con la sua attività professionale, e i suoi versi – tramite un elaborato processo di identificazione – riproducono la voce dell’infanzia, a volte violata, aggredita, deviata, sempre spontanea: “La madre pettinava la bambina / lavava la sua faccia / -Mi fai male nella testa – / E lei chiudeva gli occhi / Nascondeva le bambole / prima di addormentarsi / E a chi nascondeva gli occhi / era un segreto / bianco sul foglio bianco”.

L’antologia di Daniela Marcheschi si conferma un’utile guida anche nelle sue ultime pagine, che suggeriscono i siti, i blog, le nuove riviste in cui potersi nutrire – ed è un salutare, incomparabile nutrimento dell’anima – di poesia contemporanea.

 

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