Il saggio di Costantino Visconti: “La mafia è dappertutto? Falso!”

0
872


Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

Nel saggio “La Sicilia nel cinema” del 1963, poi raccolto ne “La corda pazza”, Sciascia si sofferma tra l’altro sul film di Lattuada “Il mafioso”, che boccia per aver rappresentato l’Isola come se in essa tutto fosse mafia. Lo scrittore di Racalmuto nota: “Di fronte a questo film…noi che più volte ci siamo occupati di mafia.., siamo stati presi dal dubbio se il continuare a parlarne non finirà col rendere alla mafia quell’utile che prima le rendeva il silenzio”. Sono passati più di cinquant’anni da allora e le parole di Sciascia risuonano profetiche: l’eccessivo clamore sulla mafia e il raffigurarla più potente e pervasiva di quanto non lo sia fa comodo a Cosa nostra, alla Camorra, alla ‘Ndrangheta.

Questo è uno dei messaggi contenuti nel saggio di Costantino Visconti “La mafia è dappertutto. Falso!”, edito da Laterza. Un libro scritto da un giurista (Visconti è ordinario di Diritto Penale nell’Università di Palermo) che, in tema di mafia e antimafia, mette in luce le contraddizioni di normative non sempre chiare, di orientamenti giurisprudenziali poco ligi alle garanzie e al rigore del diritto, di tendenze mediatiche populistiche che distorcono la corretta percezione dei fenomeni sociali e criminali.

Visconti esamina questioni giuridiche controverse, quale ad esempio quella del concorso esterno in associazione mafiosa – una metafora, a suo dire, dello stato non proprio salutare della nostra giustizia, sia per i troppi contrasti in magistratura che ledono la certezza del diritto, sia per l’inerzia del legislatore -, ma lo fa evitando i tecnicismi, rendendo comprensibili ai lettori comuni argomenti di per sé complessi. E affronta temi spinosi di valenza non solo giuridica, come il rapporto tra politica, imprenditoria, borghesia e mafia, rifuggendo sempre da superficiali conformismi. Le osservazioni di Visconti non sono condizionate dai luoghi comuni e non cedono alla tentazione di attrarre facili consensi: i politici collusi non costituiscono la maggioranza, così come non lo sono gli imprenditori che scendono a patto con la mafia, e anzi chi fa impresa si trova spesso tra l’incudine e il martello: da un lato la contiguità ad essa, dall’altro la soggezione alle sue sopraffazioni; per spezzare il perverso intreccio tra mafia e affari occorre trovare misure che comunque garantiscano la continuità delle attività senza compromettere le iniziative economiche e i livelli occupazionali; le infiltrazioni della borghesia nella mafia non sono una novità dei nostri giorni, ma risalgono all’epoca di Franchetti che, nella sua inchiesta sulle “Condizioni politiche e amministrative della Sicilia” del 1876, osservava: “Tutti i cosiddetti capi mafia sono persone di condizione agiata”. E soprattutto, Visconti ci dice, in questo intelligente e coraggioso saggio, che la mafia, fenomeno sempre pericoloso e da non sottovalutare, è meno presente nel nostro tessuto sociale, economico, culturale di quanto lo lascia intendere– tante volte in buona fede – una larga parte dell’opinione pubblica di cui fanno parte intellettuali, esperti di mafia, giuristi di grido. Importanti passi avanti sono stati fatti nel contrasto alle criminalità mafiose sotto diversi profili: da quello investigativo a quello della prevenzione, da quello legislativo a quello culturale. Ed è in particolare quest’ultimo il più significativo, come testimonia una nuova generazione che comincia a vedere nella mafia un nemico estraneo al proprio universo.

 

 

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.


LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome:

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.