L’abate Meli, poeta palermitano
affascinato dalla bellezza femminile

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Pochi poeti hanno saputo cantare la bellezza delle donne come l’abate Meli. Ne hanno saputo esaltare la grazia delle forme, il fascino del portamento, la leggiadria dello spirito con sobria e seducente leggerezza, tipica dell’Arcadia, ma anche con soffusa sensualità che anticipa movimenti letterari di là da venire.

A Giovanni Meli e ai suoi componimenti lirici in omaggio all’avvenenza femminile l’Università degli Studi di Palermo ha dedicato il primo volumetto, “Nel serra serra dei capelli. L’amore in un manipolo di Odi”, edito da Plumelia, di una collana, “La poesia, sulla poesia”, che intende dare risalto alle voci poetiche legate all’Ateneo del capoluogo. Già, perché il medico Giovanni Meli, poeta dialettale colto e ispirato capace di coniugare decoro classico e freschezza popolare, ebbe, nel 1787, la cattedra di Chimica all’Accademia degli studi di Palermo.

“Nel serra serra dei capelli. L’amore in un manipolo di Odi” non è solo l’occasione per rileggere un poeta oggi colpevolmente dimenticato, ma anche per ricordare il critico letterario, Giorgio Santangelo, per diversi decenni docente di Storia della Letteratura all’Università di Palermo, che curò per Rizzoli, nel 1965, l’opera omnia di Giovanni Meli e che del poeta medico fu il principale studioso. Il libro, infatti, è arricchito dalla premessa di Giovanni Saverio Santangelo, ordinario di Lingua e Letteratura Francese presso l’Ateneo di Palermo e figlio di Giorgio, nella quale si osserva tra l’altro che il Meli preannuncia, nella sua raffigurazione della donna, sensibilità moderne e l’immagine femminile “quale essere angelico ma al contempo demoniaco” cantata da Baudelaire. Inoltre, in memoria di Giorgio Santangelo, nel libro sono pubblicate alcune pagine dell’introduzione del letterato castelvetranese al voluminoso’”Opere” di Meli.

Ma vi sono anche altre suggestioni in questo prezioso libriccino: le Ri-creazioni di Aldo Gerbino, anche lui dell’Università di Palermo, dove è ordinario di Istologia ed Embriologia alla Facoltà di Medicina e Chirurgia. Gerbino, medico e poeta (raffinatissimo) come il Meli, riscrive le liriche dell’abate palermitano facendole rivivere in una lingua moderna e non dialettale a testimoniare l’attualità dei suoi versi musicali e ammiccanti. E così “Dimmi, dimmi, apuzza nica:)/ unni vai cussì matinu” diventa nella ri-creazione di Gerbino “Dimmi, dimmi, apetta piccina: dove voli così di buon’ora?”: diversa metrica, diversa scelta linguistica, medesimo afflato lirico.

 

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