Palermo, qualche domanda a Fiammetta Borsellino… a distanza di 25 anni dalla strage di via d’Amelio

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Entra visibilmente emozionata Fiammetta Borsellino dinanzi a una platea vogliosa di ascoltarla e composta anche da molti giovani, quella del “Caffè internazionale “nel centro storico di Palermo. Tutti in religioso silenzio pronti a ascoltare una sua parola, non si tratta di una favola,  ma del racconto di 25 anni fatti di ombre, che lei stessa definisce una storia di orrore e di menzogne.

E si parte dal processo Borsellino quater, per il quale si attende il deposito delle motivazioni e del quale sottolinea Fiammetta Borsellino non si è voluto parlare anche a livello mediatico se non solo per  riportare qualche frammento.

Noi di Siciliainformazioni prima della dettagliata esposizione di quelle definite anomalie processuali, abbiamo fatto qualche domanda.

Perché ha deciso di parlare dopo venticinque anni

“La neccessità di parlare dopo tutto questo tempo è dettata dal fatto che molte cose sono emerse nel Borsellino quater, processo conclusosi nella primavera scorsa. Mio padre ci ha detto sempre detto che bisogna parlare quando si hanno prove documentali, purtroppo in tutti questi anni le prove non sono venute fuori e poi noi familiari eravamo convinti che l’azione degli organi giudiziari andasse nella direzione giusta. Bisogna aggiungere anche che io nel 92’ avevo 19 anni e insieme ai miei fratelli dovevamo studiare dovevamo cercare un lavoro e costruirci una stabilità mentale, molto difficile da mantenere in seguito a queste tragedie, e se non avessimo avuto questo atteggiamento di rigore, che non è indifferenza, oggi non sarei qui a parlare con questa chiarezza e serenità”.

Qual è il rapporto con il mondo istituzionale, con lo Stato a cui suo padre ha dedicato la vita

“ Oggi c’è una Procura che non è quella di allora che sta lavorando ma che essa stessa ha dichiarato in Commissione antimafia circa la difficoltà a mettere pezze su cose fatte da altri. E’ stato annunciato dal Csm, lo scorso 19 luglio, l’avvio di procedimenti disciplinari per fare chiarezza su condotte anomale, ma ad oggi non abbiamo notizia”.

Si è sentita delusa

” Preferisco fare un’analisi generale. ll mio non è un faccia a faccia contro determinate persone, non sto conducendo una guerra contro nessuno, sto solo cercando di farmi un’idea di quello he è avvenuto in questi anni. E’ ovvio che mi sarei aspettata da colleghi di mio padre, che hanno frequentato la nostra famiglia, anche un atto di umiltà, delle parole di conforto, anche delle ammissioni di colpe, ma a oggi non ci frequenta più nessuno. Ecco queste rassicurazioni non le abbiamo mai ricevute “.

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