Traffico di clandestini Balcani-Palermo. Lo zio: “6.000 euro per permesso di soggiorno e poi via…”

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Un’asse criminale quello interrotto dal Nucleo Informativo dei Carabinieri del capoluogo e che ha impegnato anche la magistratura e le Forze dell’Ordine di altri Paesi, portando ai 17 fermi.

L’organizzazione transnazionale, in particolare quella operante a Palermo aveva come figure apicali Fatmir Ljatif, un giocatore di basket in sedia a rotelle dopo una vicenda accaduta in  Macedonia ( come hanno sottolineato gli inquirenti) e Giuseppe Giangrosso. Ruoli non del tutti secondari sono stati svolti da  Driton Rexhepi e Driton Rexhepi. L’obiettivo primario dell’associazione era  quello di reclutare a ogni costo cittadini stranieri, provenienti dall’area Kosovara, farli entrare in Italia con la scusa di lavorare all’interno di una società fittizia, per poi lasciare il Paese con in mano un permesso di soggiorno.

Ljatif e Giangrosso intercettati dagli investigatori dentro una Nissan mettono in atto il loro piano criminoso incontrando un pregiudicato, Dario Vitellaro.

Quest’ ultimo, sottoposto al regime dei domiciliari, avrebbe dichiarato di aver riacquistato la libertà di movimento e di aver bisogno di denaro a ogni costo.   Vitellaro avrebbe avuto la funzione di reperire proprio la società.  Ma un ruolo prima ancora determinante sottolineano gli inquirenti è stato svolto da Fatmir Ljatif .

“ Lui ha la ditta regolare-sottolinea Giangrosso, mi ha detto che questa cosa la possiamo fare subito, ma due voi e tre lui ha più volte ribadito perchè lui ci mette ditta e persone. Noi li mettiamo in regola oltre a questo anche la disoccupazione”.  Un macchina organizzativa che inizialmente ha preoccupato lo stesso Giangrosso sull’eventuale permanenza degli stranieri.  “Loro se ne vogliono andare o restare in Italia”chiede Giangrosso al Macedone.  Questi avrebbe rassicurato  il palermitano sul fatto che dopo l’ottenimento del permesso sarebbero andati altrove e loro avrebbero intascato la cifra.  È a questo punto che il macedone fa entrare nell’affare lo zio, con il compito di  procacciare le persone,  tutte di nazionalità Balcanica.

“Ho chiesto 6000 euro a persona, per il passaporto 3000 e oltre”. Avrebbe detto lo zio al nipote.  Il procacciatore continua “ Quante persone ? e il nipote gli avrebbe ribadito 100 persone trattandosi di una ditta.  Si tratta,  hanno affermato gli investigatori, di una ditta esistente e per la quale era stato versato un  anticipo per la sua costituzione. Sul nome e sulla località gli investigatori più volte pressati non si sono sbottonati dal momento che le indagini andranno avanti.

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