Rischia 4 anni di carcere chi diffonde telefonate e video registrati di nascosto. I trojan di Stato

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Il consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare il decreto sulle intercettazioni telefoniche che all’art. 617 septies prevede il reato di diffusione di riprese e registrazioni fraudolente che punisce con la reclusione fino a quattro anni chi diffonda con qualsiasi mezzo riprese audio o video, effettuate fraudolentemente, di incontri privati o registrazioni, pur esse fraudolente, di conversazioni anche telefoniche o telematiche, svolte riservatamente in sua presenza o alle quali comunque partecipa.

Per la punibilità occorre tuttavia che quanto sopra avvenga al fine di recare danno alla altrui reputazione o immagine. La punibilità è tuttavia esclusa nel caso in cui la diffusione delle riprese o delle registrazioni venga effettuata per la utilizzazione in un procedimento amministrativo o giudiziario e nel caso in cui sia connessa all’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca. Il delitto è punibile a querela della persona offesa.

Il decreto in questione contiene inoltre alcune altre importanti modifiche alle norme del codice di procedura penale in tema di intercettazioni. Così al fine di tutelare la riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni telefoniche, e telematiche oggetto di intercettazione, prevede che, una volta effettuate le intercettazioni, il loro contenuto non possa essere trascritto, neanche sommariamente, e nel verbale delle operazioni siano indicate soltanto la data, l’ora e il dispositivo su cui la registrazione è intervenuta. Viene inoltre vietata la trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni o conversazioni irrilevanti ai fini delle indagini, sia per l’oggetto che per i soggetti coinvolti, così come è vietata la trascrizione di quelle intercettazioni non rilevanti che riguardino dati personali definiti sensibili dalla legge. Anche in questo caso dovranno essere indicate, nel verbale delle operazioni, soltanto la data, l’ora e il dispositivo su cui la registrazione sia intervenuta. Peraltro, anche in questi casi, il pubblico ministero, qualora ritenga che le conversazioni aventi i suddetti contenuti, possano essere rilevanti ai fini della prova, potrà, con decreto motivato, disporre che vengano trascritte nel verbale.

Una volte concluse le operazioni il Pubblico ministero dovrà depositare i verbali e le registrazioni formando, e questa è una novità, un elenco delle intercettazioni che reputi rilevanti ai fini della prova e che potranno essere esaminate dai difensori. I difensori peraltro, potranno chiedere al giudice per le indagini preliminari, di acquisire anche le intercettazioni non comprese nell’elenco del pubblico ministero o che vengano eliminate quelle   ivi indicate come inutilizzabili o delle quali sia vietata la trascrizione.

Una modifica all’art.269 del c.p.p. è stata apportata perciò che riguarda la conservazione della documentazione. Il decreto prevede infatti che i verbali e le registrazioni, dovranno essere conservati integralmente in apposito archivio riservato presso l’ufficio del pubblico ministero che ha richiesto ed eseguito le intercettazioni e sono coperti da segreto Si tratta di una disposizione che, in caso di pubblicazione illegittima di tali verbali, servirà a restringere il campo degli eventuali responsabili nel caso in cui si verifichi una fuga di notizie.

La nuova normativa pone inoltre dei limiti alla trascrizione delle intercettazioni telefoniche nella richiesta di intercettazione del P.M. o nella richiesta di emissione di ordinanze cautelari rivolte al GIP. In entrambi i casi, quando ciò sia necessario, nelle suddette richieste, delle comunicazioni e conversazioni intercettate dovranno essere riprodotti soltanto i brani essenziali, ciò al fine di evitare che riportando integralmente il contenuto della conversazione, come in genere avviene, possano essere resi pubblici riferimenti a persone o a vicende private che nulla hanno a che fare con le indagini.

Sempre al fine di tentare di porre un argine alla fuga di notizie è stabilito che i difensori degli imputa potranno soltanto prendere visione e non estrarre copia dei verbali delle comunicazioni intercettate, fermo restando il diritto degli stessi di richiedere la trasposizione, su supporto idoneo alla riproduzione, dei dati delle relative registrazioni. Il giudice, nel procedere all’esame delle conversazioni intercettate, ove ritenga alcune di esse non utilizzabili o rilevanti, le restituirà al pubblico ministero per la conservazione nell’archivio riservato.

Il decreto in questione ha anche modificato il codice di procedura penale nella parte che riguarda le intercettazioni mediante inserimento di captatore informatico. Il captatore informatico è un software (trojan o spyware), che viene istallato di nascosto su pc, smartphone o tablet e che ne registra tutte le operazioni .Stabilisce infatti l’art. 4 dello schema di decreto legislativo in questione, che l’intercettazione di conversazioni e comunicazioni telefoniche può essere eseguita anche mediante l’inserimento di un captatore informatico e ciò anche quando si procede per delitti diversi da quelli di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e per gli altri delitti diversi di cui all’art 51 c.p.p.

Il relativo decreto oltre che motivare sulla necessità di tale modalità ai fini delle indagini, dovrà indicare i luoghi e il tempo in relazione ai quali sia consentita l’attivazione del microfono. Per quanto riguarda invece l’inserimento del captatore informatico su un dispositivo informatico mobile (ad es. cellulare), questo sarà consentito soltanto se si proceda per i delitti cui all’art. 51 c.p.p. e cioè, come si è detto per i reati si associazione mafiosa, traffico di stupefacenti e gli altri reati previsti da tale articolo.

Ulteriore modifica è quella apportata all’art.271 c.p.p. che prevede i divieti di utilizzazione delle intercettazioni. La nuova disposizione, in aggiunta ai divieti già previsti da tale norma, stabilisce che non sono utilizzabili i dati acquisiti nel corso delle operazioni preliminari all’inserimento del captatore informatico sul dispositivo elettronico portatile e i dati acquisiti al di fuori dei limiti di tempo e di luogo indicati nel decreto autorizzativo.

Una delle finalità del decreto intercettazioni è quella di contrastare l’abuso del processo che si verifica ogni qualvolta taluno usi gli strumenti processuali in modo non rispondente a quelle che sono le finalità per le quali tali strumenti sono stati introdotti nel sistema ; e quando si parla di abusi ci si intende riferire sia a quelli del pubblico ministero che a quelli del difensore, dell’imputato e dello stesso giudice.

Il Garante della Privacy tuttavia, nella relazione annuale ha espresso delle preoccupazioni per ciò che riguarda la captazione informatica evidenziando sostanziali e rilevanti differenze tra intercettazione e Trojan. Ha infatti dichiarato : “Va certamente regolamentato l’utilizzo dei captatori a fini intercettativi definendo con rigore il perimetro delle garanzie, in ragione della strutturale diversità di tale strumento investigativo rispetto a quello normato dal codice di rito”. Non può infatti non osservarsi che questi strumenti, come il Trojan di Stato, sono particolarmente invasivi per la privacy, molto di più delle intercettazioni in quanto possono essere istallati da remoto, senza dovere fisicamente accedere al dispositivo che si vuole infettare e, cosa ancora più grave, permettono non solo di monitorane l’uso ma anche di alterarne il contenuto.

 

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