E’ reato di violenza privata parcheggiare l’auto nello spazio riservato ai disabili

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E’ un fatto frequente, nelle nostre città, vedere delle autovetture parcheggiate negli spazi destinati ai disabili. Ciò non costituisce soltanto un evidente atto di inciviltà ma come ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n°17794 del 7/04/2017 integra il reato di violenza privata previsto e punito dall’art. 610 cod. pen. e non la contravvenzione di cui all’art. 158,comma 2, Cod.str. che vieta la sosta negli spazi riservati ai veicoli per persone invalide.

Il reato di violenza privata, consiste nel fatto di chi mediante violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa. Tale condotta è punita con la reclusione fino a quattro anni. La vicenda nasce dalla denuncia di un automobilista che aveva riferito di non avere potuto parcheggiare la propria autovettura nello spazio appositamente riservatogli dal Comune di Palermo fin dal 2005 perché occupato da un’altra autovettura e ciò dalle 14,40 alle 2,20 del giorno successivo quando la Polizia municipale, alla quale la situazione era stata più volte segnalata, aveva provveduto alla rimozione del mezzo.

Il Tribunale aveva ritenuto l’automobilista, che aveva abusivamente occupato lo spazio destinato al disabile, colpevole del reato di cui all’art.610 cod. pen. (violenza privata) per avere questi parcheggiato la propria autovettura in uno spazio riservato ad una persona affetta da gravi patologie così impedendole di utilizzarlo fino alla rimozione della sua autovettura. L’imputato, a sua discolpa aveva sostenuto che, pur essendo egli il proprietario dell’auto, l’aveva affidata in uso al figlio e alla nuora, difesa che era risultata infondata essendo risultate false le affermazioni della nuora di essere stata lei a parcheggiare il mezzo dato che aveva riferito di averla parcheggiata alle 3.00 di notte mentre aveva liberato il posto alle successive 8.00 del mattino. La falsità della dichiarazione derivava dal fatto che costei aveva riferito di avere parcheggiato il veicolo in un momento in cui ciò non sarebbe stato possibile dato che alle 3.00 di notte lo spazio era occupato dall’avente diritto essendo stata rimossa l’autovettura dalla polizia municipale alle ore 2.00.

La Corte di appello confermava la sentenza del Tribunale ritenendo corretta la qualificazione della condotta dell’imputato come rientrante nel delitto di violenza privata avendo questi impedito al disabile di usufruire del parcheggio riservatogli. L’imputato proponeva ricorso per Cassazione sostenendo che la condotta a lui contestata non configurava il reato di violenza privata che sussisterebbe soltanto nel caso della condotta di chi impedisca la marcia di un’altra autovettura, cosa della quale non vi era alcuna prova. Nel rigettare il ricorso la Suprema Corte affermava tuttavia che il ricorrente, aveva impedito, ponendo la propria autovettura negli spazi riservati all’avente diritto, di parcheggiare la propria autovettura e ciò con la piena consapevolezza di ciò che stava facendo anche perché non aveva affatto affermato di non avere notato la segnaletica orizzontale e verticale che segnalava lo spazio come riservato ad un singolo utente, disabile. Osservavano ancora i giudici che se lo spazio fosse stato genericamente riservato al posteggio dei disabili, la condotta del ricorrente avrebbe integrato la sola violazione dell’art, 158 C.d.S, comma 2 che punisce, appunto, con sanzione amministrativa, chi parcheggi il proprio veicolo negli spazi riservati alla fermata o alla sosta dei veicoli di persone invalide mentre nel caso di specie lo spazio era espressamente riservato ad una specifica persona per ragioni attinenti al suo stato di salute per cui : “ alla generica violazione della norma sulla circolazione stradale si aggiunge l’impedimento al singolo cittadino a cui è riservato lo stallo di parcheggiare lì dove solo a lui è consentito lasciare il mezzo”. Né secondo i giudici potrebbe dubitarsi della cosciente volontà dell’imputato di impedire al disabile di parcheggiare la propria autovettura nello spazio a lui riservato e ciò ove si consideri che non aveva parcheggiato soltanto per pochi minuti, il che avrebbe consentito di dubitare della sua volontà, ma aveva parcheggiato l’autovettura la mattina, prima delle 10,40, lasciandovela fino alla notte e quindi impedendo al disabile, a cui era stato assegnato il posto, di parcheggiare il veicolo anche al suo ritorno serale nella propria abitazione. Tanto che solo alle 2.00, l’autovettura era stata rimossa coattivamente dalla polizia municipale.

Alberto Di Pisa

 

 

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