Eutanasia, morte pietosa o omicidio. L’altalena della giustizia

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Si è trattato, in un precedente articolo, traendo spunto dalla morte di Dj Fabo, del suicidio assistito. Cose diverse e da non confondere sono l’eutanasia e le disposizioni anticipate di trattamento (DAT) o biotestamento, attualmente all’esame della Camera. Si tratta di tre procedure non regolamentate dalla legge anche se in proposito sono stati presentati vari disegni di legge. Diversi sono infatti i presupposti delle tre procedure.

Il testamento biologico consente a chiunque sia maggiorenne e capace di intendere e di volere di esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari con la possibilità di lasciare scritto preventivamente “il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari” e può essere revocato in ogni momento il consenso inizialmente concesso. Il ddl in esame prevede che il medico sarà tenuto a rispettare le volontà espresse dal paziente per cui, nel caso in cui dovesse interrompere le cure andrebbe “esente da responsabilità civile o penale”. Il citato ddl intende quindi regolamentare la questione del fine vita, in applicazione dell’articolo 32 della Costituzione secondo cui “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in ogni caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

In altri termini, con il testamento biologico, la persona, nel caso in cui a causa di gravissime condizioni di salute non sia in grado di disporre di sé, può nel momento in cui sia in grado di intendere e di volere, esprimere la propria volontà in merito alle terapie che intende o non intende accettare nel caso in cui non dovesse essere più in grado di manifestare il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte.

Si parla di suicidio assistito nei casi in cui il paziente chiede al medico di prescrivere dei farmaci letali che poi ingerirà autonomamente. Nel caso in cui fosse impossibilitato a bere, come nel caso di Dj Fabo, il paziente azionerà con le labbra o altri movimenti un meccanismo che gli consentirà di iniettare nel sondino, cui è collegato, i farmaci letali. Si è visto se dal punto di vista penale ciò possa costituire un caso di agevolazione al suicidio, fattispecie pesantemente sanzionata dal codice penale.

Mi occuperò qui della eutanasia. L’eutanasia, che è antica quanto l’umanità, riguarda la uccisione di persone affette da malattie inguaribili o che versino in uno stato agonico prolungato o che siano affette da malattie di mente irreversibili. L’eutanasia viene ancora oggi praticata presso certe tribù selvagge e addirittura Marco Polo riferì sul costume degli Indiani e di altri popoli asiatici di uccidere i malati gravi. Uccisioni di malati a scopo religioso furono attribuiti ai Valdesi e agli Albigesi e alla setta russa dei Raskol. In Russia vi era la setta dei Dusciteli, che, per pietà umana e per commiserazione di Gesù crocifisso, abbreviavano le agonie dolorose strangolando i malati gravi. Fautori della eutanasia furono Tommaso Moro (Utopia, lib,II, 5) e Francesco Bacone. Ma anche in epoche successive l’eutanasia fu oggetto di aberrazioni legislative, come, per citarne un caso, il progetto di legge, non approvato, presentato al Reichstag tedesco con cui si stabiliva che l’uccisione potesse essere richiesta da persone malate con domanda da esaminarsi da una apposita Commissione giudiziaria. In caso di accoglimento, il malato avrebbe avuto la facoltà di scegliere il proprio carnefice che sarebbe andato esente da responsabilità.

Ai primi del novecento si è assistito alla assoluzione da parte delle Corti di assise di vari Paesi, di soggetti che avevano di fatto praticato l’uccisione di congiunti per evitare loro ulteriori sofferenze. Così a Parigi, l’avv.Carlo Lenan, illustre civilista, uccise la vecchia madre colpita da paralisi per porre fine alle di lei sofferenze. La Corte di Assise di Parigi lo mandò assolto. Nel 1912, tale Beguerrier, magistrato, uccise con tre colpi di pistola la moglie affetta da emiplegia con violenti dolori. Si giustificò dicendo che i lamenti della moglie gli straziavano il cuore. I colleghi lo assolsero in istruttoria.

Nel maggio dello stesso anno, tale Enrico Haass, impiegato, mentre viaggiava in treno verso Leoben (Austria), con la moglie affetta da tubercolosi, l’uccise con quattro colpi di pistola (senza che la stessa conoscesse il proposito del marito), per liberarla dalle sofferenze. Fu assolto dalla Corte di assise di Leoben. Nel 1915, a Chicago, nacque un bambino che non avrebbe potuto sopravvivere senza un intervento chirurgico. Il medico omise l’operazione, perché anche se questa fosse riuscita, il bambino sarebbe rimasto per sempre paralitico e idiota. Il medico fu accusato di omicidio, ma venne assolto e radiato dall’albo. Ed ancora, nel novembre del 1927 i giurati di Londra assolsero un padre che aveva annegato nella vasca da bagno la figlia di tre anni agonizzante per non vederla soffrire. Ma numerosi sono i casi analoghi nei quali, a mio avviso, ci troviamo in presenza di veri e propri omicidi volontari.

Ma anche aberranti sono le motivazioni che talvolta, in passato, sono state addotte per giustificare l’eutanasia. Così il giurista tedesco Binding, in un suo scritto del 1920 sostenne che nell’epoca moderna non è opportuno lasciare vivere individui, come i dementi incurabili i quali sarebbero inutili a sé stessi e all’umanità. E’ appena il caso di osservare che siffatta tesi altro non è se non espressione della barbarie nazista. La religione è sempre stata contraria all’eutanasia essendo la vita un dono indisponibile di Dio e alcuni di coloro che si dichiarano contrari, motivano tale opinione con argomenti di natura tecnica osservando che la biologia non fornisce dati e criteri assoluti per potere affermare con certezza la imminenza della morte e d’altra parte la medicina possiede farmaci idonei ad attenuare e anche ad eliminare i più atroci dolori fisici per cui sarà sempre preferibile ricorrere a tali farmaci anziché uccidere senz’altro il paziente. Non manca poi chi ritiene l’eutanasia inammissibile sia dal punto di vista legale che morale anche perché facilmente potrebbe degenerare in abusi come potrebbero essere quelli di ricorrere alla uccisione di una persona apparentemente per pietà ma in realtà per eliminare un motivo di disagio della propria vita, come ad esempio per sottrarsi al dovere di assisterla, curarla, o per il desiderio di riacquistare la propria libertà, di conseguire una eredità e così via.

Io credo che la pietà per la sofferenza altrui non possa costituire una causa che giustifichi la soppressione di una vita umana. In tema di eutanasia, le discussioni tuttora esistenti sulla sua ammissibilità sono sintomatiche della mancanza di un suo generale apprezzamento positivo da un punto di vista etico morale che condizioni la qualificazione del motivo come “di particolare valore morale e sociale”.

In conclusione secondo la legislazione attualmente vigente, se colui che affetto da una malattia inguaribile non ha manifestato nessuna volontà ovvero se ha consentito essendo affetto da infermità di mente o in condizioni di altra deficienza psichica determinata dal suo stato patologico, per colui che gli procura la morte l’eutanasia costituisce un omicidio comune. Se invece essa avviene a seguito del consenso efficacemente prestato ci si troverà in presenza del delitto di omicidio del consenziente, previsto dall’art. 579 del codice penale secondo cui è punito con la reclusione da sei a quindici anni chiunque cagioni la morte di un uomo con il consenso di lui. In quest’ultimo caso il consenso deve essere serio, esplicito e non equivoco oltre che perdurante fino al momento in cui il colpevole non commetta il fatto, non sarebbe quindi sufficiente il semplice desiderio. Il consenso è valido anche se condizionato (es. condizionato nelle modalità) ed è sempre revocabile: ove si uccida con mezzi diversi da quelli indicati ovvero quando il consenso sia stato revocato e l’agente ne sia a conoscenza, ricorrerà l’omicidio comune. Così come ci si troverà in presenza di un omicidio volontario nel caso in cui la vittima sia affetta da una patologia psichica che incida sulla piena e consapevole formazione del consenso alla propria eliminazione fisica. L’art. 579 infine stabilisce che il consenso è privo di effetti qualora l’uccisione avvenga nei confronti di una persona minore degli anni 18, di una persona inferma di mente o che si trovi in condizioni di deficienza psichica per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti o nei confronti di una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno. In tutti questi casi in cui vi è una presunzione legale di incapacità dei soggetti che si trovino nelle suddette condizioni e la loro morte, cagionata da altri, sarà, punita a titolo di omicidio volontario.

 

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