Il ristoratore che uccide il ladro entrato in casa. Può invocare la legittima difesa? La tesi del colpo accidentale

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Il caso di Mario Cattaneo, il ristoratore di Casaletto Lodigiano che qualche giorno fa ha ucciso, con un colpo sparato alla schiena, un ladro entrato di notte nel cortile della sua abitazione per rubare, ha riproposto ancora una volta il tema della legittima difesa in particolare nel caso in cui taluno si introduca per rubare nella abitazione altrui o nel di lui esercizio commerciale. Subito si sono scatenate le polemiche, la Lega ha invocato subito una legge sulla legittima difesa e l’opinione pubblica, nella quasi totalità, si è schierata dalla parte del ristoratore ritenendo legittima e giustificata la sua reazione. Il Cattaneo è stato indagato per omicidio volontario. Il Procuratore della Repubblica ha dichiarato in proposito: “E’ l’ipotesi più ampia per procedere alle necessarie verifiche e l’esito potrebbe anche essere quello di un procedimento per eccesso colposo di legittima difesa e in questo caso vi potrebbe non essere un processo.” Il Cattaneo ha spiegato durante l’interrogatorio che il colpo di fucile era partito accidentalmente in quanto durante la colluttazione con i ladri uno di questi avrebbe urtato la canna del suo fucile dal quale era partito il colpo. Per la verità questa versione fornita dal Cattaneo suscita qualche dubbio se, come si legge sulla stampa, il ladro è stato attinto da un colpo alla schiena e un testimone ha dichiarato di avere sentito l’esplosione di due colpi. Ma nel merito saranno i giudici a ricostruire la dinamica dei fatti e ad accertare le eventuali responsabilità del Cattaneo.

Ma quali sono i presupposti previsti dalla legislazione vigente perché possa invocarsi la legittima difesa e quali sono le considerazioni da fare sulla proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela della inviolabilità del domicilio e in materia di difesa legittima?

L’istituto della legittima difesa è disciplinato dall’art. 52 del codice penale che prevede la non punibilità di chi abbia commesso un fatto costituente reato per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

L’aggressione deve essere quindi ingiusta cioè in contrasto con i precetti dell’ordinamento giuridico. Non potrebbe quindi invocare la legittima difesa un individuo che cerchi con la violenza di impedire ad un appartenente delle forze dell’ordine di eseguire una perquisizione nei casi consentiti dalla legge e ciò in quanto quest’ultimo agisce nell’adempimento di un dovere. L’aggressione deve considerarsi ingiusta anche se provocata da colui che subisce l’aggressione in quanto la provocazione non esclude la illiceità del fatto. Pertanto, l’amante di una donna coniugata che sia minacciato di morte da parte del marito tradito, ha il diritto di difendersi. Può inoltre verificarsi che la reazione dell’aggredito vada oltre i limiti della necessità. In tal caso la reazione non sarà giustificata e non potrà essere invocata la legittima difesa. Così se taluno si lanci contro di me con il chiaro intento di darmi un semplice schiaffo, potrà invocare la legittima difesa se, minacciato con un coltello, si difenda.

Ricorre il requisito della attualità del pericolo ogni qualvolta vi sia una situazione di aggressione in corso che può essere interrotta soltanto attraverso la reazione difensiva idonea a rimuovere il pericolo imminente. Va pertanto escluso tale requisito in presenza di un pericolo meramente futuro o di un pericolo già passato. Nel primo caso infatti colui che teme una aggressione potrà invocare la protezione dello Stato mentre nel secondo caso non vi è più la possibilità che possa verificarsi la lesione del diritto essendo questa già avvenuta o essendo il rischio svanito. L’ingiustizia dell’offesa implica poi che la situazione di pericolo non sia stata volontariamente determinata da chi reagisce.

La reazione di chi subisce l’aggressione deve essere necessaria per salvare il diritto minacciato dall’aggressore sia esso un diritto personale o patrimoniale. Questo requisito tuttavia va valutato tenendo conto di tutte le circostanze del caso concreto come ad esempio le condizioni dell’aggredito, i mezzi di cui disponeva al momento della aggressione, il tempo, il luogo, il modo dell’attacco e così via…   Così una reazione che può essere necessaria ed essere giustificata per un individuo (per esempio per una persona debole che venga aggredita da un uomo particolarmente prestante e forte), può non essere tale nel caso inverso. Una questione da sempre dibattuta è quella se colui che viene aggredito, possa invocare la legittima difesa nel caso in cui possa salvarsi con la fuga. Sul punto la giurisprudenza della Corte di Cassazione è oscillante. Mentre in alcune sentenze ha sostenuto che la possibilità che l’aggredito ha di fuggire ed evitare così l’aggressione, non esclude la legittima difesa, in altri casi è pervenuta a conclusioni opposte.

La legge richiede infine che la reazione debba essere proporzionata all’offesa dovendosi intendere tale proporzione quella tra il diritto minacciato e quello che viene ad essere leso dalla reazione di chi si difende. Tale proporzione non può tuttavia essere intesa in senso assoluto dato che non sarebbe consentito che per salvare un bene di secondo ordine se ne leda uno più rilevante. Non potrebbe ad esempio invocare la legittima difesa colui che avendo sorpreso un ragazzo a rubare della frutta nel proprio terreno lo uccida. La proporzione poi va valutata riportandosi alla situazione esistente al momento del fatto, tenendo conto di tutte le circostanze concrete esistenti a quel momento dato che l’aggredito non sempre può essere in grado, ad esempio per la concitazione del momento, di valutare obiettivamente la situazione. Come è stato detto non ha la bilancia in mano.

Un cenno va poi fatto alla legittima difesa putativa e all’eccesso colposo di legittima difesa. Si ha la difesa legittima putativa ogni qualvolta non vi sia una situazione di pericolo attuale ed effettivamente esistente ma vi sia soltanto una erronea percezione di un pericolo, in realtà inesistente, da parte di chi reagisce, sempre che l’erronea percezione si fondi su dati concreti idonei a creare in chi agisce la convinzione di trovarsi in una situazione di pericolo imminente. L’eccesso colposo di legittima difesa si verifica allorquando, a differenza della ipotesi di legittima difesa putativa, la situazione di pericolo esiste realmente, ma si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge. In tal caso colui che agisce risponderà, secondo i casi, di omicidio colposo o di lesioni colpose.

Si discute se colui che all’interno della propria abitazione, al fine di evitare intrusioni di estranei, predisponga dispositivi pericolosi per l’incolumità delle persone,(mezzi elettrici, armi a scatto e simili), possa invocare la legittima difesa nel caso in cui, taluno che si introduca nella abitazione rimanga ucciso o ferito. E’ certamente da escludere in questo caso la ricorrenza della legittima difesa dato che mancano sia il requisito della necessità che costringa ad usare un simile mezzo sia l’attualità del pericolo di una offesa ingiusta nel momento in cui il mezzo viene predisposto. Si ritiene tuttavia che in questi casi possa trovare applicazione l’art. 51 c.p. che esclude la punibilità di chi agisca nell’esercizio di un diritto. Il fare ciò che non è vietato infatti, costituisce esercizio di un diritto e tale è per il proprietario tenere in casa delle armi o predisporre congegni offensivi, non vietati dalla legge, a tutela della propria incolumità e di quella dei familiari. Se taluno, introducendosi nella abitazione altrui, rimanga vittima di uno di siffatti congegni, dovrà imputare a se stesso tale conseguenza.

La legge 13.01.2006, n. 59 ha modificato l’art.52 prevedendo il diritto all’autotutela in un domicilio privato. In virtù di tale modifica sussiste il rapporto di proporzione se taluno si introduca nell’abitazione altrui, in altro luogo di privata dimora o nelle appartenenze di essa, e colui che si trovi legittimamente presente in uno di tali luoghi usi un arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o altrui incolumità o i beni propri o altrui. L’uso delle armi potrà in questo caso ritenersi legittimo soltanto se non vi sia desistenza e vi sia pericolo di aggressione. Questa disposizione si applica anche nel caso in cui l’introduzione avvenga in un luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale. Ciò comporta che il proprietario di una abitazione nella quale ad esempio taluno si sia introdotto per rubare o per altro motivo, potrà fare uso di un arma da lui legittimamente detenuta al fine di difendere la propria incolumità e quella dei propri familiari ma ciò soltanto se in concreto il ladro sia armato o comunque minacci una aggressione. L’uso dell’arma non sarà invece consentito nel caso in cui il ladro si sia dato alla fuga. Ricorrendo i suddetti presupposti, la legge stabilisce che sussiste in ogni caso il rapporto di proporzione e andrà scriminata la eventuale lesione o uccisione di colui che si sia introdotto nei luoghi di cui sopra. Tale normativa si pone quindi in assoluta controtendenza rispetto a quanto previsto dall’art. 52 codice penale e del quale fin qui si è trattato.

Si tratta di una scelta di politica criminale che come in altri interventi legislativi tende sempre più a vincolare il potere di valutazione del giudice. E’ comunque inaccettabile, a parere di chi scrive, l’idea che, in presenza di un pericolo di aggressione (sulla cui concretezza nulla si dice), si possa legittimare l’omicidio di una persona per la tutela di beni patrimoniali anche di minimo valore.

E’ stata avanzata di recente, da alcune forze politiche,   una proposta di legge di iniziativa popolare contenente “Disposizioni per la tutela della inviolabilità del domicilio in materia di difesa legittima”. Tale proposta prevede il raddoppio delle pene per la violazione di domicilio,    la esclusione della responsabilità per danni subiti da chi volontariamente si sia introdotto in una privata dimora, l’accrescimento della possibilità di difesa legittima con la conseguenza che colui che difenda l’incolumità o i beni propri o altrui all’interno del proprio domicilio non potrà rispondere della propria condotta, neppure a titolo di eccesso colposo in legittima difesa.

Questa proposta di legge, pur partendo dalla constatazione      del sempre più frequente verificarsi di furti e rapine poste in essere all’interno di abitazioni private e di esercizi commerciali, a mio avviso, ove approvata, finirebbe con l’alimentare la cultura dello “sceriffo fai da te” trasformando le nostre città in un vero e proprio Far West. Ciò che occorre invece è un potenziamento delle forze dell’ordine e dell’intelligence ed una maggiore attività di prevenzione. Ma ciò che più conta è la concreta attuazione del principio della certezza della pena per il quale le pene irrogate vanno effettivamente scontate e non destinate a rimanere, come spesso avviene, sulla carta. La certezza che all’accertamento del reato seguirà ineluttabilmente la esecuzione della pena inflitta       , costituirà un valido deterrente verso i criminali dediti a furti e rapine nei luoghi di privata dimora. Ma si tratta di un principio che dovrebbe trovare applicazioni per tutti i reati e non soltanto per quelli contro il patrimonio.

Alberto di Pisa

 

 

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1 commento

  1. “L’uso delle armi potrà in questo caso ritenersi legittimo soltanto (…) vi sia pericolo di aggressione. ”

    Francamente a meno che non si tratti di babbo natale o della befana, non vedo quale altro intento possa avere chi si introduce nel domicilio altrui senza il consenso di chi abbia lo ius excludendi omnes alios.

    “E’ comunque inaccettabile, a parere di chi scrive, l’idea che, in presenza di un pericolo di aggressione (sulla cui concretezza nulla si dice), si possa legittimare l’omicidio di una persona per la tutela di beni patrimoniali anche di minimo valore.”

    Intanto non si tratta di soli beni patrimoniali ma anche della inviolabilità del domicilio.
    Poi non si può sapere a priori quali siano le intenzioni di chi entra illegittimamente nel domicilio altrui. Ritengo, pertanto, legittimo rimettere l’onere di valutazione del rischio (anche di vita) a chi si pone nella condizione di violare il diritto e non a chi subisce l’azione illecita.
    Tutto ciò, ovviamente, rebus sic stantibus, ossia tenendo conto dell’attuale momento storico italopeco di totale negazione del diritto e denegata giustizia, come pure l’Articolista, nell’ultima parte dello scritto, sembra ammettere.

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